Gli ETF spot su XRP stanno attraversando una fase di forte interesse negli Stati Uniti, con una sequenza di undici sedute consecutive caratterizzate da nuovi afflussi di capitale. In questo periodo i fondi hanno raccolto circa 170 milioni di dollari, portando il totale degli ingressi netti dal loro debutto, avvenuto lo scorso novembre, a circa 1,68 miliardi. Un dato che conferma come l’interesse per XRP non sia più limitato alla sola compravendita diretta del token, ma stia progressivamente entrando nei portafogli gestiti attraverso strumenti finanziari regolamentati.
Nell’ultima giornata considerata, gli ETF hanno registrato circa 14,38 milioni di dollari di nuovi capitali. Il prodotto di Franklin Templeton ha guidato i flussi con 6,63 milioni, mentre il fondo di Grayscale ha raccolto 4,72 milioni. La continuità degli ingressi assume particolare rilievo perché si è verificata durante una fase di mercato non lineare. XRP ha infatti perso parte del rialzo registrato alla fine di agosto, passando dall’area di 1,45 dollari del 27 agosto a circa 1,33 dollari nelle prime ore di mercoledì, pur mantenendosi ben sopra i livelli vicini a un dollaro osservati a metà mese.
Il comportamento degli ETF suggerisce quindi che una parte degli investitori stia utilizzando le fasi di volatilità per aumentare l’esposizione al mercato. Il confronto con Bitcoin, tuttavia, mostra ancora una differenza molto ampia nelle dimensioni. Gli ETF spot su Bitcoin hanno raccolto circa 2,26 miliardi di dollari in appena sei sedute alla fine di agosto, una cifra superiore a tutti gli afflussi accumulati dai fondi XRP dal loro lancio. XRP resta quindi un segmento più piccolo, ma il ritmo recente indica una crescente attenzione da parte del capitale professionale.
A rendere il quadro ancora più interessante sono le partecipazioni dichiarate dagli investitori istituzionali statunitensi. Alla fine del secondo trimestre Goldman Sachs risultava il maggiore detentore istituzionale di ETF su XRP, con un’esposizione dichiarata di circa 87,4 milioni di dollari. Dietro il gruppo bancario figuravano Jane Street con 16,6 milioni e Millennium Management con circa 16,2 milioni.
Questi numeri vanno però letti con cautela. La presenza di un grande intermediario in un ETF non significa necessariamente che la società stia effettuando una scommessa direzionale sul rialzo di XRP. Le posizioni possono derivare da attività di market making, operazioni di arbitraggio, strategie di copertura o ordini eseguiti per conto della clientela. Un investitore istituzionale può inoltre detenere quote di un ETF e contemporaneamente ridurre il rischio attraverso futures, opzioni o altri strumenti derivati.
Le dichiarazioni regolamentari mostrano comunque che l’utilizzo dei prodotti su XRP si sta ampliando. I consulenti finanziari rappresentavano circa 120 milioni dei 183 milioni di dollari complessivamente dichiarati, mentre gli hedge fund detenevano circa 25 milioni, le società di intermediazione 17 milioni e le banche circa 14 milioni. Nel trimestre, proprio i consulenti hanno registrato la crescita più consistente, aumentando le proprie partecipazioni di circa 90 milioni di dollari.
Il dato forse più significativo è quindi la normalizzazione dell’accesso a XRP attraverso veicoli tradizionali. Gli ETF permettono agli investitori di ottenere esposizione al token senza gestire direttamente wallet, chiavi private o infrastrutture crypto. Questo riduce alcune barriere operative e rende XRP più facilmente integrabile nei portafogli finanziari convenzionali.
La serie positiva degli afflussi non garantisce naturalmente una crescita futura del prezzo. Mostra però che, anche durante una fase di volatilità, esiste una domanda costante per strumenti regolamentati collegati a XRP. Il prossimo aggiornamento delle partecipazioni istituzionali, atteso con le nuove dichiarazioni trimestrali, permetterà di capire se i grandi operatori hanno mantenuto, aumentato o ridotto la propria esposizione. Nel frattempo, XRP continua a guadagnare spazio nel mercato degli ETF crypto, trasformandosi progressivamente da asset prevalentemente speculativo a componente osservata con crescente attenzione dalla finanza professionale.