La geopolitica torna a muovere il mercato delle criptovalute e, questa volta, a favorire un recupero dopo una seduta difficile. Venerdì 9 ottobre 2026 Bitcoin ha ritrovato quota 82.600 dollari, allontanandosi dal minimo di circa 80.400 dollari toccato il giorno precedente. A cambiare il clima è stata la decisione annunciata dal presidente americano Donald Trump di non ordinare nuovi attacchi contro l’Iran prima delle elezioni di metà mandato, fissate per il 3 novembre.
L’annuncio ha ridotto il timore di un’immediata escalation militare, senza però chiudere la crisi tra Washington e Teheran. I contatti diplomatici proseguono, mentre resta in vigore il blocco statunitense dei porti iraniani. Per gli investitori la differenza è importante: una tregua nelle dichiarazioni può allentare la tensione sui mercati, ma non elimina i rischi collegati al conflitto, alle forniture energetiche e alla navigazione nello Stretto di Hormuz.
La prima reazione si è vista nel petrolio. Dopo i rialzi alimentati dalle preoccupazioni sulle esportazioni mediorientali, il Brent è sceso nell’area dei 103 dollari al barile. Prezzi energetici meno sotto pressione possono attenuare le aspettative di inflazione e sostenere gli investimenti più esposti al rischio. Anche i futures di Wall Street hanno mostrato segnali positivi, con il Nasdaq 100 vicino a un progresso dell’1% e l’S&P 500 in rialzo inferiore allo 0,5%.
Il rimbalzo di Bitcoin racconta però soltanto una parte della giornata. La discesa precedente aveva colpito soprattutto gli operatori che utilizzano denaro preso a prestito per amplificare le proprie esposizioni. Nell’arco di ventiquattro ore le liquidazioni delle posizioni in derivati hanno superato il miliardo di dollari, con una netta prevalenza di scommesse rialziste chiuse forzatamente. Quando il prezzo ha ricominciato a salire, la pressione si è spostata su chi aveva puntato su ulteriori ribassi.
In una finestra di quattro ore, circa 25 milioni di dollari di posizioni sono stati liquidati e quasi quattro quinti riguardavano operazioni ribassiste. È il meccanismo delle cosiddette ricoperture degli short: chi scommette sulla discesa può essere costretto a riacquistare rapidamente l’attività, contribuendo così ad accelerarne il recupero. Un movimento di questo tipo non equivale necessariamente all’ingresso di nuovi capitali stabili nel mercato.
Sul mercato dei futures, intanto, l’interesse aperto su Bitcoin è diminuito dell’1,9% a circa 27,1 miliardi di dollari. Il dato suggerisce che la ripresa non sia stata accompagnata da una nuova espansione significativa della leva finanziaria. Questo dettaglio invita a distinguere una reazione di breve periodo da un’inversione strutturale della tendenza.
Il quadro delle altre criptovalute rimane contrastato. Ether si è attestato attorno a 2.500 dollari, con un calo di circa il 2% nelle ventiquattro ore considerate, e ha risentito di liquidazioni particolarmente intense rispetto alla propria capitalizzazione. Solana ha perso quasi il 4%, avvicinandosi ai 110 dollari, mentre XRP e Hyperliquid hanno mostrato variazioni più contenute. Anche l’indice CoinDesk 20 ha registrato una flessione prossima al 2%.
Dal punto di vista tecnico, il passaggio di Bitcoin nell’area degli 80.400 dollari ha coinciso con un livello osservato dagli operatori per valutare la tenuta della tendenza di medio periodo. Il successivo recupero suggerisce la presenza di acquisti sui ribassi, ma il bilancio settimanale resta negativo, con Bitcoin ancora sotto del 4% circa ed Ether in perdita del 9%.
A pesare sulle prospettive restano inoltre le scelte della Federal Reserve. La possibilità di nuovi aumenti dei tassi, in un contesto di inflazione sensibile al costo dell’energia, potrebbe ridurre la propensione al rischio. La pausa militare annunciata da Trump offre quindi ai mercati un sollievo immediato, non una garanzia di stabilità: per le criptovalute, la direzione delle prossime settimane dipenderà tanto dai grafici quanto dalle decisioni politiche e monetarie dei grandi attori internazionali.