Solana sta discutendo una modifica profonda della propria economia interna che potrebbe cambiare il rapporto tra emissione di nuovi token, rendimento dello staking e sostenibilità della rete. Al centro del confronto ci sono due proposte, SIMD-550 e SIMD-553, che intervengono su fronti diversi ma complementari. La prima punta ad accelerare la riduzione dell’inflazione di SOL, mentre la seconda introduce un nuovo sistema di commissioni legato alle risorse effettivamente richieste dalle transazioni, destinando una parte maggiore delle fee al burn.
La modifica più immediata riguarda il ritmo con cui vengono creati nuovi SOL. Oggi il protocollo prevede una riduzione annuale dell’inflazione del 15% fino al raggiungimento di un livello terminale dell’1,5%. Con SIMD-550 il tasso di disinflazione salirebbe al 30%, dimezzando di fatto il tempo necessario per arrivare al livello minimo. Secondo le simulazioni, Solana raggiungerebbe l’inflazione terminale nella prima metà del 2029 invece che nel 2032.
L’effetto sull’offerta sarebbe significativo. Nell’arco di sei anni potrebbero essere emessi circa 18,9 milioni di SOL in meno rispetto al percorso attuale, una quantità valutata intorno a 1,5 miliardi di dollari sulla base dei prezzi utilizzati nelle stime. L’obiettivo è ridurre progressivamente la diluizione dei possessori e rendere più contenuta la crescita dell’offerta nel lungo periodo.
Il prezzo da pagare sarebbe però un rendimento inferiore per chi mette SOL in staking. Le proiezioni indicano un ritorno nominale che potrebbe scendere verso il 4,34% nel primo anno, al 3% nel secondo e al 2,25% nel terzo. Per una blockchain nella quale una quota molto elevata dei token è attualmente impegnata nello staking, si tratta di un cambiamento capace di modificare gli incentivi degli investitori.
Parallelamente, SIMD-553 punta a trasformare la struttura delle commissioni. Il nuovo modello introdurrebbe una fee calcolata sulle risorse richieste da ciascuna transazione, come capacità di calcolo e utilizzo dei dati. Questa componente verrebbe interamente distrutta, aumentando il numero di SOL eliminati dalla circolazione. Alle condizioni di attività osservate sulla rete, il burn potrebbe passare dalle poche centinaia di SOL giornaliere attuali a diverse migliaia, fino a una fascia stimata tra 7.500 e 9.000 SOL al giorno nella fase più avanzata del sistema.
La combinazione delle due misure agirebbe quindi contemporaneamente sull’ingresso e sull’uscita dei token dall’offerta. Da una parte verrebbero creati meno SOL, dall’altra una quantità maggiore sarebbe bruciata attraverso l’utilizzo della blockchain. Questo non significa che Solana diventerebbe automaticamente deflazionistica, perché inizialmente le nuove emissioni continuerebbero a superare i burn, ma la distanza tra le due grandezze potrebbe ridursi sensibilmente.
Il passaggio presenta anche un problema per i validatori. Una parte importante dei loro ricavi deriva dall’emissione monetaria distribuita attraverso lo staking. Se questa componente diminuisce rapidamente, gli operatori con margini più ridotti potrebbero vedere peggiorare la propria redditività. Le simulazioni della SIMD-550 stimano che circa trenta validatori potrebbero diventare economicamente non sostenibili entro il terzo anno, anche se il risultato dipenderà dall’evoluzione delle commissioni e dell’attività sulla rete.
Proprio qui si trova la scommessa economica di Solana. Rendimenti passivi più bassi potrebbero spingere una parte dei possessori a utilizzare SOL nella DeFi, nei prestiti, nel trading e nelle applicazioni decentralizzate, aumentando l’attività e quindi le commissioni generate. Il modello cerca in sostanza di spostare gradualmente la sicurezza economica della blockchain dall’inflazione verso l’utilizzo reale della rete.
Per gli investitori il cambiamento può essere letto in due modi. Da una parte diminuisce il rendimento immediato dello staking, dall’altra si riduce la crescita futura dell’offerta. Il nuovo equilibrio potrebbe rendere SOL più scarso, ma il risultato dipenderà dalla capacità di Solana di aumentare transazioni, applicazioni e ricavi. La governance dovrà quindi decidere se sacrificare una parte del rendimento presente per costruire una struttura monetaria potenzialmente più sostenibile nel lungo periodo.