La Russia si prepara ad aprire alla negoziazione regolamentata di Bitcoin, Ether e USDT per gli investitori al dettaglio, ma dentro un perimetro molto ristretto. Cointelegraph riferisce che le regole finalizzate dalla Banca di Russia consentiranno l’accesso ai tre asset dal 17 novembre 2026 attraverso intermediari regolamentati. Il modello non configura una liberalizzazione generalizzata delle criptovalute: combina un’offerta limitata di strumenti, verifiche obbligatorie per gli investitori e vincoli sulle operazioni che avvengono fuori dai canali autorizzati.
Per gli investitori non qualificati, il limite indicato è di 300.000 rubli all’anno per ciascun intermediario, una somma che l’articolo quantifica in circa 3.700 dollari. La soglia riguarderebbe broker, gestori patrimoniali e fornitori di servizi di scambio autorizzati. Gli investitori qualificati non avrebbero invece un limite di acquisto, pur restando sottoposti al test richiesto prima di operare. Non sono specificati i contenuti di questa verifica, i requisiti per la qualifica degli investitori né le modalità pratiche di applicazione dei limiti.
La scelta di restringere l’offerta iniziale a Bitcoin, Ether e USDT è uno dei punti centrali del nuovo impianto. Stando alla ricostruzione riportata, la Banca di Russia aveva incluso questi tre asset nella bozza pubblicata l’11 agosto 2026 sulla base della capitalizzazione di mercato, del volume medio giornaliero degli scambi e di almeno cinque anni di storia dei prezzi su mercati esteri. I criteri selezionano attività che, secondo questo schema, dispongono di una presenza di mercato più ampia rispetto a numerosi altri token.
La liquidità è rilevante perché riguarda la possibilità di acquistare o vendere un’attività sul mercato. Tuttavia, la selezione di asset con determinate caratteristiche di capitalizzazione, volume e anzianità non equivale a una garanzia contro le perdite. Il dossier non fornisce indicazioni su tutele del capitale, condizioni di custodia, costi applicati dagli intermediari o procedure di rimborso e conversione.
Le regole si inseriscono in una sequenza normativa avviata nell’agosto 2026. Il 4 agosto, secondo Cointelegraph, il presidente Vladimir Putin ha firmato una legge per istituire un mercato delle criptovalute sotto la supervisione della banca centrale. La legge è entrata in vigore il 1° settembre. In ottobre, la Banca di Russia avrebbe inoltre autorizzato Sberbank a offrire servizi di scambio di criptovalute.
Anche la Borsa di Mosca si starebbe preparando a entrare nel nuovo mercato. L’avvio delle negoziazioni è indicato per il 1° dicembre, inizialmente attraverso operazioni pilota sui medesimi tre asset. Se il calendario e le modalità riportati saranno applicati come descritti, banche, broker e infrastrutture di mercato autorizzate avranno un ruolo decisivo nell’accesso degli utenti alle criptoattività.
L’apertura delle piattaforme regolamentate procede però insieme a restrizioni sulle alternative. L’articolo riferisce che i trasferimenti da conti digitali regolamentati verso portafogli in autocustodia sono già vietati. Dal 1° luglio 2027 dovrebbe inoltre essere vietata la negoziazione diretta peer-to-peer, cioè tra soggetti che operano senza un intermediario. Resta infine il divieto di utilizzare criptovalute per il pagamento di beni e servizi.
Il risultato è una netta separazione tra la negoziazione ammessa all’interno di circuiti sottoposti a supervisione e gli impieghi o trasferimenti che si svolgono al di fuori di tali circuiti. Per un investitore retail, il nuovo quadro delineato dal dossier offrirebbe un accesso formalizzato a una selezione circoscritta di asset, condizionato da test e limiti quantitativi. Per gli operatori autorizzati, potrebbe aprirsi un segmento di servizi fondato sulla gestione di conti e scambi regolamentati.
Restano però aperti dettagli essenziali: dalle regole operative per gli intermediari alle modalità di controllo, fino alle condizioni effettive offerte agli utenti. Il dato politico ed economico più chiaro, nella configurazione descritta, è la scelta di far transitare il mercato delle criptovalute attraverso soggetti selezionati e sottoposti alla vigilanza della banca centrale, non di estendere indiscriminatamente l’accesso alle attività digitali.