Il Regno Unito intensifica la pressione sulle reti finanziarie sospettate di aiutare la Russia ad aggirare le sanzioni internazionali e porta nel mirino anche il settore delle criptovalute. Il governo britannico ha annunciato l’8 ottobre 2026 un nuovo pacchetto di 38 misure che comprende tre piattaforme di scambio crypto, due servizi di pagamento e altri soggetti collegati all’economia di guerra russa. L’obiettivo dichiarato è interrompere i canali attraverso cui denaro e risorse continuerebbero a raggiungere Mosca nonostante le restrizioni occidentali.
Tra i nomi coinvolti figurano Cryptomus e Heleket, piattaforme riconducibili alla società canadese Xeltox Enterprises, e TokenSpot, operatore con sede in Kirghizistan. Le autorità hanno inoltre inserito nelle liste Tsunami Payments e Processing KG, società di pagamenti kirghise, insieme a Ulan Bukabaev, dirigente di Processing KG. Non tutte queste denominazioni corrispondono a società autonome: Cryptomus e Heleket compaiono nell’ambito della designazione di Xeltox, particolare importante per comprendere la struttura del provvedimento.
Secondo Londra, alcuni operatori potrebbero aver facilitato trasferimenti finanziari destinati a superare i blocchi imposti alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. Il governo riferisce che due delle imprese colpite hanno elaborato o agevolato operazioni riconducibili ad A7, una rete finanziaria sostenuta dal Cremlino. La stessa rete avrebbe dichiarato di aver movimentato più di 90 miliardi di dollari nell’anno precedente: un dato riportato dalle autorità britanniche, non una cifra presentata come accertamento indipendente.
Al centro dell’attenzione c’è anche A7A5, una stablecoin collegata al rublo. A differenza delle criptovalute che oscillano liberamente sui mercati, una stablecoin cerca di mantenere un valore stabile rispetto alla valuta di riferimento. Questa caratteristica può renderla adatta ai pagamenti transfrontalieri, ma non impedisce che venga utilizzata, secondo le autorità, all’interno di sistemi pensati per sottrarsi ai controlli finanziari. La tecnologia blockchain permette infatti di trasferire fondi senza ricorrere necessariamente ai circuiti bancari tradizionali.
Le misure britanniche prevedono il congelamento dei beni delle entità designate soggetti alla giurisdizione del Regno Unito e restrizioni sulle operazioni finanziarie che le coinvolgono. Per banche, intermediari e imprese crypto significa dover verificare con maggiore attenzione controparti, portafogli digitali e collegamenti societari. Non si tratta di un divieto generale sulle criptovalute, ma di interventi rivolti a soggetti individuati nell’ambito del regime sanzionatorio.
La vicenda evidenzia inoltre il ruolo assunto dal Kirghizistan nei percorsi finanziari osservati dalle autorità occidentali. Secondo un’analisi della società specializzata TRM Labs, TokenSpot avrebbe trasferito oltre 950 milioni di dollari verso Grinex, Garantex e la rete A7. Sono valutazioni di un operatore privato basate sull’analisi delle transazioni blockchain e devono essere distinte dalle contestazioni formulate ufficialmente dal governo britannico.
Un aspetto delicato riguarda la continuità operativa delle piattaforme. Le indagini sui flussi digitali mostrano che alcuni servizi possono cambiare nome, società o infrastruttura, rendendo necessario seguire non soltanto i marchi commerciali ma anche gli indirizzi utilizzati per ricevere e inviare fondi. Il tracciamento pubblico delle blockchain facilita alcune verifiche, ma l’attribuzione effettiva dei portafogli richiede ulteriori riscontri e non basta, da sola, a dimostrare la responsabilità di un soggetto.
Il pacchetto non si limita alla finanza digitale. Comprende anche due società petrolifere russe, dodici petroliere della cosiddetta flotta ombra e fornitori di materiali e componenti considerati rilevanti per la produzione di missili e droni. Londra cerca così di colpire contemporaneamente i ricavi energetici, le catene di approvvigionamento militare e gli strumenti attraverso cui circola il denaro.
Per il mercato crypto il messaggio è significativo. Gli asset digitali restano strumenti tecnologici utilizzabili per molte attività legittime, ma gli exchange devono confrontarsi con obblighi di controllo sempre più stringenti. La sfida, per governi e operatori, sarà contrastare le reti sospette senza confondere l’uso illecito di una piattaforma con l’intero settore delle criptovalute.