Rain, società specializzata nei pagamenti in stablecoin, ha presentato domanda all’Office of the Comptroller of the Currency, l’autorità statunitense che supervisiona le banche nazionali, per ottenere una licenza bancaria federale di tipo trust. Se approvata, la nuova struttura si chiamerà TheRain National Trust e avrà sede a New York. L’obiettivo è portare sotto una supervisione federale diretta attività che oggi dipendono in larga parte da banche e intermediari terzi, soprattutto la custodia di asset digitali, la gestione delle riserve delle stablecoin e le operazioni di emissione e rimborso dei token ancorati al dollaro.
Secondo CoinDesk, Rain è la dodicesima società crypto ad aver intrapreso questo percorso, entrando in una corsa sempre più intensa verso le licenze bancarie nazionali a scopo limitato. Negli ultimi mesi numerose imprese legate alle criptovalute hanno cercato un riconoscimento diretto dall’OCC, puntando a rafforzare la propria posizione nel sistema finanziario americano. Tra i nomi che hanno già ricevuto approvazioni figurano operatori come Circle, Ripple, BitGo, Fidelity e Paxos. Circle ha poi ottenuto nel luglio 2026 l’approvazione finale per la propria banca fiduciaria federale, confermando che il percorso regolamentare sta diventando una delle principali vie di integrazione tra finanza tradizionale e infrastrutture digitali.
Il progetto di Rain ha però caratteristiche precise. TheRain National Trust non sarebbe una banca commerciale tradizionale. Non raccoglierebbe depositi dai consumatori, non concederebbe prestiti commerciali e non offrirebbe normali conti correnti al pubblico. Non sarebbe inoltre coperta dall’assicurazione federale FDIC, che negli Stati Uniti protegge i depositi bancari entro determinati limiti. La sua attività sarebbe concentrata sui servizi fiduciari e di custodia destinati soprattutto alla clientela istituzionale.
La società punta in particolare a controllare direttamente alcuni passaggi fondamentali della propria infrastruttura. La banca potrebbe custodire dollari e asset digitali, amministrare le riserve utilizzate dagli emittenti autorizzati di stablecoin ed effettuare l’emissione e il rimborso di token garantiti dal dollaro. Gli asset detenuti per conto dei clienti dovrebbero inoltre essere separati dal patrimonio proprio della banca, una distinzione importante sotto il profilo della tutela patrimoniale e della gestione del rischio.
Per Rain il vantaggio strategico è evidente. Ridurre la dipendenza dalle banche partner significa avere maggiore controllo sulle operazioni, sui tempi di regolamento e sulla gestione delle riserve. Nel mercato delle stablecoin, dove la capacità di trasformare rapidamente token digitali in dollari e viceversa è essenziale, disporre di un’infrastruttura bancaria propria può diventare un importante fattore competitivo.
Il percorso, tuttavia, incontra una forte opposizione da parte di una parte del sistema bancario americano. L’Independent Community Bankers of America, organizzazione che rappresenta numerose banche locali, ha recentemente avviato un’azione legale contro l’OCC. Al centro della contestazione c’è la possibilità che società crypto ottengano licenze nazionali di tipo trust senza svolgere le attività tipiche delle banche commerciali. Secondo i critici, questa formula potrebbe attribuire vantaggi propri del sistema bancario senza imporre gli stessi obblighi previsti per gli istituti che raccolgono depositi ed erogano credito.
L’OCC sostiene invece la possibilità di concedere charter nazionali a soggetti specializzati nelle attività fiduciaria e di custodia. Nel 2026 l’autorità ha anche chiarito le regole applicabili alle banche nazionali limitate alle operazioni di trust, mentre il numero delle domande relative alle attività digitali è cresciuto rapidamente. Più della metà delle nuove richieste ricevute dall’autorità negli ultimi diciotto mesi comprende infatti qualche forma di attività collegata agli asset digitali.
La domanda di Rain resta ora soggetta all’esame dell’OCC e a un periodo di consultazione pubblica. Il confronto va però oltre il singolo caso. In gioco c’è il modello con cui stablecoin e società crypto potranno entrare stabilmente nel sistema bancario statunitense. Se la strada dei national trust charter continuerà ad allargarsi, il confine tra operatori digitali e istituzioni finanziarie regolamentate potrebbe diventare sempre più sottile.