Più della metà dei bitcoin già estratti non è associata a un proprietario noto. In una rilevazione riferita a ottobre 2026, Galaxy Research ha classificato come non attribuiti circa 11,1 milioni di BTC: il 55% dei circa 20,1 milioni emessi fino a quel momento.
Il dato non significa che queste monete siano invisibili sulla blockchain. Il registro di Bitcoin consente di osservare i saldi degli indirizzi e i trasferimenti effettuati. Ciò che non emerge automaticamente è l'identità di chi controlla un indirizzo. Un indirizzo Bitcoin è un identificativo pubblico sul registro: può contenere BTC e ricevere o inviare transazioni, senza rivelare necessariamente la persona, l'impresa o l'ente che ne detiene il controllo.
Galaxy Research prova ad associare gli indirizzi a soggetti riconoscibili sulla base dei portafogli già identificati come appartenenti, tra gli altri, a exchange, fondi, governi e grandi detentori. Con questo metodo, il restante 45% dell'offerta risulta collegato a nomi o categorie note. La classificazione non trasforma però la blockchain in un elenco completo dei proprietari: un indirizzo può restare senza attribuzione anche quando i suoi fondi sono attivi e appartengono a un soggetto economicamente rilevante.
Nella mappatura compare anche il cosiddetto Patoshi Pattern, un insieme di blocchi dei primi anni di Bitcoin che alcuni ricercatori riconducono a un singolo minatore dell'epoca iniziale, spesso associato a Satoshi Nakamoto. Galaxy indica per questo gruppo 1.123.658 BTC e lo tratta come una categoria distinta. Anche in questo caso, l'associazione deriva dall'analisi dei modelli di estrazione e non equivale a una conferma dell'identità di chi oggi controllerebbe le eventuali chiavi relative.
Alex Thorn, responsabile della ricerca di Galaxy, ha interpretato l'ampiezza della quota non attribuita come un segnale della persistenza dell'autocustodia. Con questo termine si indica la scelta di conservare direttamente le chiavi Bitcoin, anziché affidare le monete a un exchange o a un fondo. Xapo Bank ha letto lo stesso dato come un indizio della presenza di investitori retail nel mercato da oltre un decennio. Sono interpretazioni possibili, ma la categoria degli indirizzi non identificati è più ampia dell'autocustodia individuale.
All'interno degli 11,1 milioni di BTC possono infatti rientrare monete perdute, portafogli i cui proprietari non riescono più ad accedere alle chiavi o fondi appartenuti a persone decedute. Possono inoltre esserci partecipazioni di istituzioni non identificate da Galaxy, come fondi, società e desk over-the-counter, cioè operatori che organizzano grandi scambi privatamente, fuori dagli exchange. Un'altra possibilità riguarda le strutture di custodia che distribuiscono i fondi su numerosi indirizzi, rendendo più complessa l'attribuzione esterna.
Per questa ragione, il 55% non può essere letto come una misura della sola presenza retail, né come prova che quella parte dell'offerta sia immobilizzata. Una moneta definitivamente irrecuperabile resta inclusa nel totale emesso, ma non può tornare nella disponibilità del suo titolare. Al contrario, fondi detenuti da un soggetto istituzionale non ancora identificato possono essere economicamente attivi pur rientrando nella quota senza nome. Dalla sola classificazione non è quindi possibile stabilire quanta offerta sia perduta, conservata nel lungo periodo o potenzialmente disponibile per operazioni di mercato.
Il dato acquista rilievo mentre Bitcoin viene associato a una crescente presenza di Wall Street e tra i soggetti identificati figurano anche ETF guidati da BlackRock. La maggiore visibilità di alcuni detentori non elimina tuttavia la distanza fra trasparenza delle transazioni e conoscenza della titolarità. La blockchain mostra che un saldo esiste e come si muove; non chiarisce da sola chi lo possiede, né quanti soggetti economici possano trovarsi dietro una stessa struttura di custodia.
La fotografia di Galaxy è quindi utile soprattutto come indicatore dei limiti dell'analisi on-chain. Le attribuzioni possono evolvere se emergono nuove informazioni o se indirizzi prima sconosciuti vengono collegati a entità note. Ma la quota non attribuita non autorizza conclusioni definitive sulla composizione del mercato. Mostra piuttosto che, accanto alle riserve identificabili di exchange, fondi, governi e altri grandi soggetti, resta una parte molto ampia dell'offerta di Bitcoin la cui natura non può essere descritta con certezza.