Lugano ha sottoscritto con Tether una lettera di intenti che apre la seconda fase del Plan B e colloca blockchain, intelligenza artificiale, identità digitale sovrana e infrastrutture distribuite nel perimetro della Strategia Digitale 2025-2030 del municipio. L’iniziativa sposta l’attenzione dai pagamenti digitali a un disegno più ampio: l’uso di tecnologie digitali nella pubblica amministrazione, con obiettivi di trasparenza della governance e di allineamento delle risorse al budget disponibile.
Il precedente risale al 2022, quando Lugano aveva siglato con Tether l’accordo che ha dato avvio al Plan B. Tra le misure richiamate figura la possibilità di pagare tasse e servizi attraverso Bitcoin e valute digitali ancorate al dollaro. Una stablecoin è un token progettato per mantenere un riferimento di valore rispetto a un’attività; nel caso di USDT, emesso da Tether, il riferimento dichiarato è il dollaro statunitense. Il nuovo memorandum punta ora a promuovere internazionalmente l’inclusione di attività blockchain e a estendere la riflessione alle infrastrutture pubbliche e all’identità digitale.
I numeri diffusi sul progetto indicano 47.547 utenti LVGA, 490 commercianti interessati e un incremento del 97% del volume delle transazioni nel 2024. Il dossier segnala inoltre oltre 130 società Web3 insediate in città e il raggiungimento del milione di operazioni per le modalità di pagamento digitale sviluppate sul territorio. Questi dati descrivono la dimensione dichiarata dell’ecosistema, ma non consentono da soli di misurarne sostenibilità economica, costi, benefici rispetto ad altre soluzioni digitali o grado di utilizzo effettivo dei singoli servizi. Anche la percentuale di crescita del volume non è accompagnata dall’indicazione del valore assoluto o della base di confronto.
La questione centrale della nuova fase non riguarda quindi soltanto lo strumento di pagamento. Un’infrastruttura distribuita può consentire a soggetti autorizzati di consultare e aggiornare un registro secondo regole condivise, invece di concentrare ogni funzione in un unico archivio. In ambito pubblico, questa impostazione può essere applicata a procedure, autorizzazioni o documenti, ma la tecnologia non determina da sola la qualità delle informazioni registrate né il loro riconoscimento giuridico. Restano decisive le regole che stabiliscono chi può accedere ai dati, aggiornarli, verificarli o correggerli.
L’identità digitale sovrana, inclusa fra gli ambiti indicati, riguarda modelli nei quali le persone possono gestire credenziali digitali verificabili. Il suo impiego in un contesto amministrativo richiede però che le credenziali siano accettate dagli enti coinvolti e che l’architettura tenga conto della protezione dei dati e dell’accessibilità dei servizi. L’obiettivo dichiarato da Lugano è rispondere alla concentrazione della gestione dei dati presso pochi operatori con un modello decentralizzato che riporti l’individuo al centro del controllo sulle informazioni che lo riguardano. È un orientamento che dovrà misurarsi con le modalità concrete di attuazione.
La Strategia Digitale 2025-2030 prevede otto criteri guida, sette ambiti strategici, un Digital Office interno e un Comitato etico-scientifico. Nel percorso sono menzionate USI, Supsi, EPFL di Losanna ed ETH di Zurigo. Il piano richiama responsabilità definite e indicatori misurabili: un passaggio rilevante perché la valutazione di un servizio pubblico digitale richiede parametri verificabili, non soltanto l’adozione di una nuova tecnologia. Il dossier non precisa tuttavia quali indicatori saranno utilizzati né in quali tempi saranno resi disponibili i risultati.
Lugano richiama inoltre cinque prestiti digitali, presentati come un debutto internazionale di un ente pubblico in un mercato regolamentato. La rappresentazione digitale di diritti finanziari mediante token può riguardare alcune fasi dell’emissione, del trasferimento o della rendicontazione, ma non sostituisce di per sé le regole applicabili, gli obblighi dell’emittente o le tutele previste per gli investitori. Il dossier non fornisce dettagli sui prestiti, sulle loro caratteristiche o sui risultati dell’operazione; non è quindi possibile valutarne effetti o replicabilità.
La nuova intesa si colloca anche nel dibattito sulla trasparenza delle stablecoin. Tether ha annunciato di avere incaricato una società appartenente alle Big Four per un audit completo delle riserve, senza rendere pubblico il nome dell’incaricata. Secondo quanto dichiarato dalla società guidata da Paolo Ardoino, la revisione dovrebbe riguardare attivi digitali, riserve tradizionali e passività tokenizzate e mirerebbe a certificare la piena copertura di USDT. L’annuncio non equivale alla pubblicazione di un audit concluso: finché il rapporto non sarà diffuso, l’incarico comunicato dall’emittente e l’esito di una verifica indipendente restano piani distinti.
Il caso di Lugano mostra come le tecnologie nate nell’ambito della finanza decentralizzata vengano considerate anche per funzioni amministrative e servizi territoriali. Un report dedicato alla città, citato nel dossier, descrive l’esperienza come un sistema digitale pubblico fondato su tecnologia condivisa, incentivi digitali, formazione e pagamenti. La sua portata non può però essere dedotta dalla sola presenza della blockchain o dal numero delle transazioni. La tenuta di un’infrastruttura pubblica dipende dalla capacità di offrire servizi comprensibili e accessibili, da responsabilità chiare e dalla possibilità di valutarne gli effetti con dati comparabili. È su questi elementi che la seconda fase del Plan B potrà essere giudicata oltre l’annuncio tecnologico.