La tokenizzazione degli asset continua a crescere rapidamente, ma la vera sfida del settore non è più soltanto portare strumenti finanziari sulla blockchain. Il punto decisivo è renderli realmente utilizzabili all’interno della finanza decentralizzata. I dati più recenti mostrano infatti una distanza ancora ampia tra la crescita del valore degli asset tokenizzati e la loro capacità di interagire con protocolli DeFi, mercati di prestito, exchange decentralizzati e sistemi automatici di gestione della liquidità.
Secondo il Tokenization Snapshot 2026 pubblicato da Centrifuge, il valore degli asset tokenizzati è salito da circa 25 miliardi di dollari a 37 miliardi nei primi sette mesi del 2026, con un aumento vicino al 48%. La crescita è avvenuta mentre una parte del mercato crypto attraversava una fase più debole, segnalando che la domanda per strumenti collegati ad attività finanziarie tradizionali continua a svilupparsi secondo dinamiche proprie.
Il problema emerge quando si misura la profondità dell’integrazione on-chain. L’analisi richiamata da Centrifuge, basata sul Tokenization Progress Index elaborato da Pantera Capital, prende in esame 542 asset e assegna loro un punteggio sulla maturità digitale. La media complessiva si ferma a 2,04 su 5 e soltanto il 12% raggiunge un livello considerato sufficiente per una reale integrazione con la DeFi.
La maggior parte dei prodotti resta quindi in una fase ancora iniziale. Circa il 77,6% degli asset analizzati appartiene alla categoria dei wrapper, cioè rappresentazioni digitali di strumenti che continuano a dipendere in misura rilevante da strutture, custodi e processi esterni alla blockchain. Un ulteriore 11,1% viene classificato come ibrido, mentre appena il 2,7% raggiunge il livello native, quello in cui l’asset nasce con caratteristiche pensate direttamente per l’ambiente on-chain.
La differenza non è soltanto tecnica. Un asset veramente integrato nella DeFi può essere utilizzato come garanzia per ottenere liquidità, inserito in protocolli di lending, scambiato attraverso mercati decentralizzati o impiegato in strategie automatiche di rendimento. Un semplice token che rappresenta un titolo tradizionale, ma richiede procedure manuali e intermediari per emissione, rimborso o trasferimento, sfrutta invece solo una parte dei vantaggi della blockchain.
La composabilità diventa così uno degli indicatori principali per valutare la qualità della tokenizzazione. In un ecosistema realmente digitale, differenti applicazioni possono interagire tra loro senza ricostruire ogni volta l’intera infrastruttura. Questo permette agli asset di circolare con maggiore efficienza e di diventare elementi utilizzabili da più protocolli finanziari.
Per gli operatori istituzionali questo passaggio richiede però standard tecnici comuni, regole chiare sulla custodia, procedure affidabili di rimborso e sistemi capaci di collegare identità, compliance e smart contract. Senza questi elementi, l’espansione quantitativa rischia di precedere troppo quella funzionale.
I segnali di domanda, tuttavia, sono evidenti. I depositi di real world asset nei mercati di prestito e negli exchange decentralizzati sono triplicati nell’ultimo anno, raggiungendo circa 7,4 miliardi di dollari. Il dato mostra che gli investitori non cercano soltanto versioni digitali di obbligazioni, fondi o crediti, ma strumenti capaci di produrre nuova utilità una volta trasferiti sulla blockchain.
Centrifuge rappresenta uno degli esempi più avanzati di questa evoluzione. Nella seconda metà di agosto il valore totale bloccato sulla piattaforma si è mantenuto tra 1,6 e 1,8 miliardi di dollari, sostenuto anche da prodotti istituzionali collegati a strategie obbligazionarie e realizzati con operatori della finanza tradizionale.
Il mercato sta quindi entrando in una fase più selettiva. La crescita dei volumi resta importante, ma non basta più a misurare il successo della tokenizzazione. La prossima competizione riguarderà soprattutto interoperabilità, liquidità, velocità di regolamento e capacità degli asset di diventare componenti attive della DeFi. Quando questi elementi saranno pienamente integrati, la blockchain potrà trasformare davvero il funzionamento dei mercati finanziari, invece di limitarsi a digitalizzarne l’aspetto esterno.