Gli Stati Uniti restano uno dei centri mondiali della ricchezza in criptovalute, ma il nuovo rapporto Geography of Cryptocurrency 2026 di Chainalysis mostra un fenomeno sorprendente: il Paese che concentra alcuni dei maggiori saldi e volumi del settore non è quello che utilizza di più gli asset digitali nella vita economica quotidiana. La fotografia globale evidenzia infatti una distanza crescente tra possedere criptovalute come investimento e usarle realmente per pagamenti, trasferimenti, rimesse e operazioni peer-to-peer.
Nel periodo compreso tra il 1° luglio 2025 e il 30 giugno 2026, Chainalysis ha misurato circa 9,4 trilioni di dollari di attività economica legata alle criptovalute. Il dato è diminuito soltanto dell’1,6% rispetto all’anno precedente, nonostante nello stesso periodo la capitalizzazione complessiva del mercato abbia perso circa 2,1 trilioni di dollari. È un segnale importante perché mostra come l’utilizzo delle reti blockchain abbia resistito molto meglio dei prezzi degli asset.
La vera crescita si è concentrata soprattutto nei trasferimenti diretti tra portafogli e nelle stablecoin. Il valore delle operazioni peer-to-peer domestiche è passato da 56,8 miliardi a 228,7 miliardi di dollari, con un aumento superiore al 300%. In questo segmento le stablecoin rappresentano ormai la parte dominante dell’attività. Ancora più evidente è l’espansione dei trasferimenti internazionali: il valore delle stablecoin movimentate attraverso i confini è salito del 77,5%, raggiungendo 220,3 miliardi di dollari. L’importo medio delle operazioni, vicino ai 3.000 dollari, suggerisce un utilizzo sempre più legato a pagamenti commerciali, risparmio e rimesse.
È proprio qui che emerge il contrasto con gli Stati Uniti. Nella nuova classifica di Chainalysis il Paese occupa il secondo posto complessivo per adozione e si colloca al vertice per flussi totali e saldi detenuti onchain. Quando però si guarda all’uso diretto, la posizione cambia nettamente. Gli Stati Uniti risultano soltanto ventesimi per trasferimenti peer-to-peer domestici e undicesimi per flussi transfrontalieri. In altre parole, la forza americana appare ancora fortemente legata alla funzione finanziaria e patrimoniale delle criptovalute, più che al loro utilizzo come infrastruttura quotidiana di pagamento.
Il Brasile offre il quadro opposto. Con una criptoeconomia stimata in 252,5 miliardi di dollari, è il primo Paese nella classifica generale e si posiziona ai vertici in quasi tutti gli indicatori analizzati. Le criptovalute, e in particolare le stablecoin, vengono utilizzate non soltanto come investimento ma anche per trasferire valore, effettuare pagamenti e gestire rapporti economici internazionali.
Ancora più netto è il caso della Nigeria, terza nella graduatoria complessiva ma prima al mondo sia nei trasferimenti peer-to-peer domestici sia nei flussi transfrontalieri. Qui gli asset digitali assumono una funzione pratica legata anche alla necessità di accedere a strumenti di pagamento alternativi, proteggere il valore dei risparmi e movimentare denaro oltre confine.
Il rapporto evidenzia quindi due modelli di adozione molto diversi. Nei mercati finanziariamente sviluppati le criptovalute tendono ancora a essere accumulate, negoziate e inserite nei portafogli di investimento. In altri Paesi, invece, diventano infrastrutture operative dell’economia reale.
Anche la composizione dei patrimoni onchain sta cambiando. Il valore globale detenuto sulle blockchain è sceso dal picco di 860 miliardi di dollari registrato nel settembre 2025 a circa 440 miliardi, mentre i saldi in stablecoin sono rimasti relativamente stabili tra 98 e 109 miliardi. Di conseguenza, il peso delle stablecoin è salito fino a circa il 22,5% del valore totale osservato.
La trasformazione più interessante del mercato crypto potrebbe quindi non essere il prossimo massimo di Bitcoin, ma il passaggio dalla semplice proprietà all’utilizzo. Gli Stati Uniti continuano a dominare sul piano finanziario, mentre Brasile, Nigeria e altri mercati mostrano come blockchain e stablecoin stiano diventando strumenti concreti per far circolare denaro. È in questa differenza che si sta delineando la nuova geografia mondiale delle criptovalute.