Un attacco militare contro un centro informatico può fermare anche un sistema di pagamenti in criptovalute. È quanto suggerisce il caso di A7A5, la stablecoin collegata al rublo russo che, dopo gli attacchi ucraini contro infrastrutture digitali, ha registrato un brusco e immediato crollo delle operazioni. La vicenda mostra come una moneta costruita sulla blockchain possa continuare a esistere mentre i servizi necessari per utilizzarla diventano improvvisamente inaccessibili.
Nella notte tra il 7 e l’8 ottobre 2026, droni ucraini hanno colpito un centro dati di Yandex a Sasovo, in Russia. Un’altra struttura della società è stata interessata da un attacco nella stessa settimana. Yandex fornisce servizi tecnologici e ospita infrastrutture utilizzate da operatori finanziari. Secondo le osservazioni di Tom Robinson, cofondatore della società di analisi blockchain Elliptic, il numero dei trasferimenti di A7A5 è precipitato in coincidenza con questi episodi. La relazione temporale è evidente, anche se non basta da sola a dimostrare ogni passaggio tecnico dell’interruzione.
Prima degli attacchi si registravano circa 600 trasferimenti quotidiani. Il 14 ottobre, i dati consultati sui registri pubblici indicavano soltanto 18 operazioni in ventiquattro ore sulla rete Ethereum e 14 su Tron. Sono numeri modesti per uno strumento che conserva una capitalizzazione stimata tra 455 e 482 milioni di dollari. Anche gli scambi risultavano ridottissimi, con volumi giornalieri compresi indicativamente tra zero e 1.500 dollari. Una capitalizzazione elevata, dunque, non garantisce che sia possibile vendere rapidamente i token. Alcune operazioni residue avvengono su piattaforme decentralizzate come Uniswap.
Il funzionamento di A7A5 aiuta a capire perché questa crisi abbia un significato particolare. Emessa in Kirghizistan, la stablecoin promette di mantenere un valore legato al rublo. Le riserve di copertura sono associate alla banca russa Promsvyazbank, già sottoposta a sanzioni occidentali. Il token è stato utilizzato soprattutto come collegamento tra rubli e USDT, la stablecoin ancorata al dollaro, facilitando trasferimenti attraverso circuiti alternativi a quelli bancari tradizionali.
L’infrastruttura tecnica, tuttavia, resta decisiva. Il servizio di conversione utilizzato dall’ecosistema A7A5 era ospitato da Yandex dal settembre 2025, dopo un precedente periodo di hosting europeo. Le blockchain Ethereum e Tron non sono state disattivate dagli attacchi. A risultare compromessi, secondo le ricostruzioni disponibili, sarebbero invece servizi centralizzati di accesso e scambio. È questa la fragilità emersa: una rete distribuita può dipendere, nella pratica, da pochi punti operativi.
I problemi non riguardano soltanto le statistiche. Dall’8 ottobre, i canali ufficiali hanno comunicato sospensioni inizialmente attribuite a lavori programmati e successivamente a guasti tecnici. Alcuni utenti hanno segnalato interessi non accreditati, difficoltà nel riscuotere titoli già pagati e l’indisponibilità del servizio automatico di assistenza. La società ha promesso il recupero dei pagamenti mancanti e ha indicato modalità di rimborso in rubli presso A7-Finance. Intanto A7 ha avviato un servizio che riceve USDT dalle aziende e paga i fornitori tramite bonifici SWIFT. Il meccanismo potrebbe contribuire a reperire liquidità, senza dimostrare una ripresa del mercato del token.
La pressione su A7A5 era iniziata molto prima dei droni. Nel luglio 2026 Elliptic aveva documentato un calo del 96% dei volumi medi giornalieri rispetto al massimo dell’anno precedente, attribuendolo anche alle sanzioni coordinate di Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea. L’offensiva fisica si è quindi inserita in una crisi già avanzata, non l’ha creata dal nulla.
Per questo alcuni osservatori parlano di sanzioni cinetiche: non soltanto divieti finanziari, ma danni materiali a infrastrutture dalle quali dipendono attività economiche digitali. Il caso A7A5 ricorda che la possibilità di trasferire token non coincide con quella di convertirli, incassarli o recuperarne il valore. Nella finanza digitale, la libertà promessa dal codice incontra ancora i limiti molto concreti dei server, degli intermediari e della guerra.