Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha imposto nuove sanzioni contro una rete accusata di aver raccolto e trasferito oltre 2 milioni di dollari a favore di Hamas attraverso un sistema che avrebbe combinato raccolte di fondi apparentemente umanitarie, intermediari finanziari e criptovalute. L’operazione, coordinata dall’Office of Foreign Assets Control, amplia il fronte delle iniziative statunitensi contro i canali di finanziamento collegati all’organizzazione palestinese e mostra come gli asset digitali possano essere inseriti in strutture finanziarie più complesse, senza rappresentarne necessariamente l’unico strumento.
Secondo le autorità americane, la rete avrebbe operato tra il 2020 e il 2026 e avrebbe raccolto complessivamente più di 2 milioni di dollari. Una parte molto rilevante, pari a circa 1,5 milioni, sarebbe stata ottenuta dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023 contro Israele. Il Tesoro ha precisato che soltanto una parte delle somme sarebbe transitata attraverso criptovalute: centinaia di migliaia di dollari sarebbero state inviate con strumenti digitali, mentre il resto del sistema avrebbe continuato a utilizzare modalità di finanziamento più tradizionali.
Al centro dell’indagine figurano Faouzi Barika e Amel Oualid, entrambi attivi in Francia, insieme a due organizzazioni indicate dalle autorità statunitensi come coperture utilizzate per raccogliere donazioni presentate al pubblico come aiuti umanitari destinati alla popolazione di Gaza. Si tratta di Association Baraka e Ensemble C Mieux. Secondo il Tesoro, parte delle somme raccolte sarebbe stata trasferita a Saleem Abdallah Saleem al-Zaq, indicato come esponente delle Brigate Al-Qassam e come figura coinvolta nella gestione di una rete finanziaria collegata ad Hamas.
L’aspetto più interessante del provvedimento riguarda proprio il ruolo attribuito alle criptovalute. Washington non sostiene che l’intera rete da 2 milioni di dollari abbia funzionato grazie agli asset digitali. Al contrario, il quadro ricostruito mostra una combinazione di strumenti differenti, nella quale le criptovalute rappresentano una componente utile per velocizzare i trasferimenti, spostare fondi oltre confine e frammentare i flussi, ma non sostituiscono completamente i canali finanziari tradizionali.
Questo elemento è importante perché ridimensiona una lettura troppo semplice del rapporto tra terrorismo e criptovalute. Negli ultimi anni le autorità statunitensi hanno più volte sottolineato che i gruppi sottoposti a sanzioni continuano a utilizzare contanti, circuiti bancari, intermediari, organizzazioni di copertura e sistemi informali di trasferimento del denaro. Gli strumenti digitali si aggiungono quindi a un ecosistema finanziario già esistente e possono diventare particolarmente rilevanti quando vengono combinati con servizi di scambio, wallet e passaggi tra diverse piattaforme.
Le sanzioni adottate da OFAC comportano il congelamento dei beni e degli interessi riconducibili ai soggetti designati quando si trovano negli Stati Uniti o sotto il controllo di persone statunitensi. Le restrizioni possono estendersi anche alle società possedute almeno al 50 per cento da soggetti bloccati. Inoltre, banche e istituzioni finanziarie straniere che facilitano consapevolmente operazioni significative con soggetti sanzionati possono esporsi a conseguenze e misure secondarie.
Il caso conferma quindi una tendenza destinata a pesare sempre di più sul settore crypto. La questione non riguarda soltanto la tracciabilità delle transazioni sulla blockchain, ma l’intero sistema di controlli che circonda exchange, intermediari, wallet e operatori finanziari. Con l’aumento dell’uso istituzionale delle criptovalute, la capacità di riconoscere flussi sospetti, collegare indirizzi digitali a soggetti reali e bloccare reti finanziarie illecite diventa un elemento centrale della regolamentazione internazionale.
La vicenda dimostra infine che la tecnologia blockchain può essere utilizzata all’interno di reti criminali o terroristiche, ma può anche offrire alle autorità strumenti di analisi difficilmente disponibili nei sistemi basati esclusivamente sul contante. Il vero nodo resta quindi l’integrazione tra innovazione, vigilanza, cooperazione internazionale e controlli antiriciclaggio, in un mercato digitale che continua a crescere e che diventa sempre più intrecciato con la finanza tradizionale.