Il dollaro americano torna protagonista sui mercati internazionali e raggiunge i livelli più alti degli ultimi 18 mesi, ma Bitcoin per il momento sembra reggere l’urto. La principale criptovaluta continua infatti a muoversi intorno agli 86.000 dollari nonostante un contesto finanziario che, almeno sulla carta, dovrebbe rappresentare un ostacolo per gli asset più sensibili al rischio.
L’Indice del Dollaro USA, conosciuto come DXY e utilizzato per misurare la forza del biglietto verde rispetto a un paniere delle principali valute mondiali, è salito nell’area di 102,5 punti. Si tratta del valore più elevato da circa un anno e mezzo e di un movimento significativo se confrontato con i livelli inferiori a 99 registrati soltanto all’inizio di settembre.
Il rafforzamento del dollaro è importante anche per il mercato delle criptovalute. Quando la valuta americana sale e i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi rimangono elevati, gli investitori possono trovare più conveniente detenere liquidità o acquistare obbligazioni considerate meno rischiose. In queste condizioni asset come Bitcoin, azioni tecnologiche e investimenti più speculativi devono offrire prospettive ancora più interessanti per continuare ad attirare capitali.
A sostenere il dollaro contribuisce anche la politica monetaria della Federal Reserve. A settembre la banca centrale americana ha aumentato i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli al 4%. Il mercato continua inoltre a considerare possibile un ulteriore irrigidimento nei prossimi mesi, con aspettative che indicano un livello dei tassi compreso tra il 4,5% e il 4,75% entro la metà del 2027.
Anche il mercato obbligazionario sta inviando segnali importanti. I rendimenti dei Treasury americani a lungo termine hanno raggiunto livelli che non si vedevano da più di vent’anni. Il fenomeno riflette le preoccupazioni degli investitori per l’inflazione, il debito pubblico statunitense e la sostenibilità delle politiche fiscali, ma allo stesso tempo rende i titoli governativi americani maggiormente competitivi rispetto agli asset privi di rendimento.
Un’altra parte della forza del dollaro deriva però dalla debolezza dell’Europa. L’euro rappresenta oltre la metà del paniere utilizzato per calcolare il DXY e il suo arretramento produce quindi un effetto diretto sull’indice americano. La moneta unica è scesa verso quota 1,12 dollari, raggiungendo i livelli più bassi degli ultimi 17 mesi.
A pesare sull’euro sono soprattutto le tensioni politiche e fiscali. In Francia cresce l’attenzione sulla dimensione del deficit, sull’aumento del costo del debito e sulla capacità del governo di mantenere sotto controllo i conti pubblici in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno. Anche la Spagna contribuisce all’incertezza dopo la decisione del primo ministro Pedro Sánchez di convocare elezioni anticipate per il 29 novembre.
In questo scenario la tenuta di Bitcoin assume un significato particolare. La criptovaluta aveva sfiorato nelle ore precedenti i 87.000 dollari, arrivando vicino ai massimi degli ultimi otto mesi, prima di arretrare nuovamente nell’area degli 86.000. Il movimento suggerisce la presenza di venditori in prossimità delle resistenze, ma mostra anche una capacità di assorbire pressioni macroeconomiche che in altre fasi avrebbero potuto provocare correzioni più profonde.
La prova decisiva sarà capire se questa resilienza potrà continuare nel caso in cui dollaro e rendimenti obbligazionari restino elevati. Un eventuale superamento stabile dell’area dei 87.000 dollari potrebbe rafforzare il quadro tecnico e riportare l’attenzione verso quota 90.000. Al contrario, una nuova accelerazione del dollaro o un aumento dei rendimenti potrebbe ridurre la propensione al rischio e riportare pressione sul mercato crypto.
Bitcoin si trova quindi davanti a un test significativo. La sua capacità di mantenersi vicino ai massimi recenti mentre il dollaro raggiunge livelli che non si vedevano da 18 mesi rappresenta un segnale di forza relativa. Ma il confronto tra criptovalute, politica monetaria, debito pubblico e movimenti valutari sta diventando sempre più stretto. Bitcoin non si muove più in un mercato isolato e le prossime settimane potrebbero mostrare quanto profondamente sia ormai entrato nelle dinamiche della finanza globale.