Dopo oltre sei anni, Binance si prepara a uscire dal settore del mining di Bitcoin. La piattaforma di scambio di criptovalute ha annunciato che il 10 novembre 2026 interromperà Binance Pool, il servizio con cui migliaia di operatori potevano unire la propria potenza di calcolo per partecipare alla produzione di nuovi blocchi della rete. La decisione non riguarda il funzionamento dell’exchange né significa che Bitcoin smetterà di essere estratto. Restano infatti distinti il mercato in cui si comprano e vendono criptovalute e l’attività tecnica necessaria per confermare le transazioni.
Un mining pool funziona come una squadra di computer che lavorano allo stesso obiettivo. Trovare un blocco di Bitcoin richiede enormi risorse informatiche e comporta costi energetici elevati. Aggregando la capacità di più partecipanti, il pool rende più regolare la distribuzione delle ricompense, che vengono suddivise secondo le regole del servizio. Chi utilizza apparecchiature dedicate potrà continuare a operare, ma dovrà collegarle a un altro gestore. Il passaggio richiede di aggiornare i parametri di connessione e verificare le condizioni economiche offerte dal nuovo servizio.
Binance Pool era nato nell’aprile 2020, quando il settore appariva molto diverso da oggi. Secondo i dati riportati da Bitcoin.com, nell’arco della sua attività ha contribuito all’estrazione di 22.188 blocchi, accumulando ricompense complessive per 137.059 bitcoin. Si tratta di un valore riferito all’intero pool e ai suoi partecipanti, non di un guadagno netto incassato dalla società. Alla vigilia dell’annuncio risultava ancora tra le principali strutture mondiali per potenza di calcolo.
Lo stop coinvolgerà anche servizi collegati come Pool Savings, Cloud Mining e Transaction Accelerator. Saranno disattivati gli indirizzi tecnici utilizzati dai dispositivi per comunicare con il pool, insieme alle interfacce di programmazione e agli avvisi automatici. Dalle 07:00 UTC del 10 novembre non verranno più accettati contributi validi per maturare nuove ricompense. Gli utenti dovranno quindi organizzare per tempo il trasferimento delle proprie macchine e controllare eventuali posizioni ancora aperte.
Le quote maturate prima della scadenza entreranno nel calcolo finale secondo le condizioni applicabili. Binance raccomanda inoltre di conservare i registri delle operazioni e i dati relativi ai pagamenti. Le pagine del servizio resteranno consultabili fino al 24 novembre per verificare informazioni storiche e stato degli accrediti, prima della definitiva disattivazione. Questa finestra temporale evita che la chiusura cancelli immediatamente l’accesso alla documentazione necessaria agli utenti. Per chi opera professionalmente nel mining, questi passaggi amministrativi contano quanto la scelta del nuovo pool.
La società non ha indicato una causa economica specifica per la chiusura, ma il contesto aiuta a comprendere le difficoltà del settore. Il dimezzamento periodico della ricompensa per blocco, noto come halving, limita i bitcoin ottenibili dai miner. Nel frattempo la competizione aumenta e i margini dipendono dal prezzo della criptovaluta, dal costo dell’elettricità e dall’efficienza dei computer. Un impianto può diventare poco redditizio anche quando la rete continua a funzionare normalmente.
Binance non è l’unico nome importante a ridimensionare la presenza in questo mercato. Nel 2026 anche SBI Crypto Pool ha annunciato l’uscita dal settore, mentre Poolin ha affrontato una procedura concorsuale negli Stati Uniti. Alcune imprese dotate di grandi centri di calcolo stanno valutando attività legate all’intelligenza artificiale, nella speranza di sfruttare meglio energia e infrastrutture già disponibili. Non tutte, però, possono riconvertire facilmente gli impianti.
Per Bitcoin, la chiusura di un grande pool non equivale alla perdita automatica della potenza di calcolo collegata. I singoli miner possono scegliere altri operatori e continuare a contribuire alla sicurezza della blockchain. Resta però un segnale industriale importante: nel mercato delle criptovalute la crescita dei volumi non garantisce la redditività di ogni servizio. Anche i protagonisti più grandi devono decidere quali attività mantenere e quali abbandonare.