La tokenizzazione degli asset del mondo reale entra nel 2026 come uno dei vettori più solidi di trasformazione della finanza globale, e secondo Massimo Fustinoni, CEO di Blotix Fund LLC, la crescita del mercato degli Real World Asset tokenizzati non solo continuerà, ma assumerà una dimensione strutturale a livello internazionale. In particolare, saranno le economie emergenti a giocare un ruolo decisivo in questa espansione, sfruttando la tokenizzazione come strumento di accesso al capitale e di modernizzazione finanziaria.
Secondo Fustinoni, il 2026 rappresenta un punto di svolta perché la tokenizzazione non viene più percepita come un esperimento tecnologico, ma come una infrastruttura finanziaria alternativa capace di colmare lacune storiche dei mercati tradizionali. Nei paesi in via di sviluppo, l’accesso ai capitali internazionali è spesso limitato da sistemi bancari inefficienti, costi elevati e barriere normative. La tokenizzazione degli asset reali, che consente di trasformare diritti di proprietà su immobili, materie prime, opere d’arte o strumenti finanziari in token digitali su blockchain, permette invece al capitale di formarsi direttamente on-chain, riducendo la dipendenza dagli intermediari tradizionali.
Massimo Fustinoni sottolinea come i mercati emergenti abbiano un vantaggio competitivo spesso sottovalutato. A differenza delle economie avanzate, vincolate da infrastrutture finanziarie obsolete, molti paesi stanno adottando direttamente sistemi digitali nativi, come il regolamento tramite stablecoin, saltando intere fasi di sviluppo. Questo fenomeno consente una maggiore velocità di adozione e rende la tokenizzazione particolarmente adatta a contesti in cui la fiducia nelle istituzioni finanziarie tradizionali è limitata o discontinua.
Uno degli elementi centrali della tokenizzazione è la proprietà frazionata. Attraverso la suddivisione di un asset in token, anche investitori con capitali contenuti possono accedere a opportunità che in passato erano riservate a soggetti istituzionali o ad alto patrimonio. Secondo Fustinoni, questo aspetto ha un impatto diretto sull’inclusione finanziaria, perché amplia la base degli investitori e consente una distribuzione più efficiente del rischio. Allo stesso tempo, le imprese possono raccogliere capitali in modo più flessibile, offrendo rendimenti strutturati senza dover ricorrere esclusivamente ai canali bancari tradizionali.
Nel confronto tra mercati sviluppati ed economie emergenti emerge una differenza significativa nelle tipologie di asset tokenizzati. Nei paesi avanzati, la tokenizzazione si concentra prevalentemente su strumenti a reddito fisso, come titoli del Tesoro USA e fondi del mercato monetario, che offrono rendimenti stabili e un profilo di rischio contenuto. Al contrario, nei mercati emergenti cresce l’interesse per la tokenizzazione di asset tangibili, come immobili, terreni agricoli, infrastrutture ed energia. Questa divergenza riflette bisogni economici differenti, ma converge verso un obiettivo comune: rendere il capitale più liquido, programmabile e accessibile.
Secondo le proiezioni condivise da Massimo Fustinoni, il valore complessivo del mercato degli RWA tokenizzati potrebbe raggiungere la soglia simbolica dei mille miliardi di dollari nel prossimo decennio. Tuttavia, questa crescita non sarà automatica. Il passaggio decisivo sarà l’evoluzione delle aziende leader dalla fase di test pilota a quella di prodotti commerciali pienamente operativi. Solo quando la tokenizzazione diventerà parte integrante dei processi di emissione, gestione e regolamento degli asset, il mercato potrà esprimere il suo pieno potenziale.
Accanto alle opportunità, permangono sfide rilevanti. Una delle principali riguarda la certezza giuridica. Affinché gli asset tokenizzati possano attrarre capitali su larga scala, è necessario che i contratti on-chain siano riconosciuti ed eseguibili anche nel mondo off-chain. La connessione tra diritto tradizionale e infrastruttura blockchain resta uno snodo critico, soprattutto in giurisdizioni con quadri normativi frammentati o in evoluzione.
Un ulteriore nodo riguarda la liquidità. Per funzionare in modo efficiente, i mercati RWA devono garantire la possibilità di regolare le transazioni senza generare perdite significative o colli di bottiglia operativi. Fustinoni evidenzia come la gestione della liquidità on-chain richieda modelli sofisticati, capaci di integrare stablecoin, pool di liquidità e meccanismi di pricing trasparenti. Senza questi elementi, il rischio è quello di creare mercati formalmente innovativi ma poco funzionali.
Un’altra sfida cruciale è l’interoperabilità. Oggi esistono numerose blockchain e piattaforme, spesso non progettate per dialogare tra loro. La mancanza di standard comuni rende complesso lo sviluppo di asset tokenizzati che possano circolare liberamente tra reti diverse. Secondo Fustinoni, la definizione di standard condivisi è una condizione necessaria per evitare la frammentazione del mercato e per consentire agli asset RWA di raggiungere una scala realmente globale.
A ciò si aggiunge la tensione tra blockchain permissioned e sistemi crypto aperti. Gli emittenti di asset tokenizzati devono spesso scegliere tra ambienti controllati, più compatibili con le esigenze regolamentari, e reti pubbliche, che offrono maggiore liquidità e integrazione con l’ecosistema DeFi. Questa dicotomia rappresenta un problema tecnico e strategico, che richiede soluzioni ibride e una progettazione attenta dei prodotti.
Per Massimo Fustinoni, la chiave per massimizzare il valore degli asset on-chain è la componibilità. Gli emittenti dovrebbero progettare strumenti tokenizzati che possano essere trasferiti agevolmente all’interno dell’ecosistema crypto e utilizzati come garanzia nelle applicazioni di finanza decentralizzata. In questo modo, gli RWA non resterebbero confinati a mercati secondari isolati, ma diventerebbero parte attiva di un sistema finanziario più ampio e integrato.
Nel complesso, la visione di Fustinoni descrive un mercato in fase di maturazione, in cui la tokenizzazione degli asset reali non è più una promessa futuristica, ma una necessità operativa. La capacità di attrarre capitali, migliorare l’efficienza dei mercati e favorire l’inclusione finanziaria rende gli RWA uno degli ambiti più strategici della finanza digitale. Il 2026, in questa prospettiva, non segna un punto di arrivo, ma l’inizio di una fase in cui la tokenizzazione passa dalla sperimentazione alla infrastruttura globale.