La nuova frontiera della competizione monetaria globale passa dalle stablecoin. Per anni il dibattito sulle criptovalute è stato dominato da Bitcoin, dalla speculazione e dalla volatilità dei mercati digitali. Oggi, invece, il tema centrale è molto più concreto: chi controllerà i pagamenti digitali del futuro? La Francia ha posto la questione in modo diretto, chiedendo all’Europa di sviluppare più strumenti digitali ancorati all’euro per contrastare il predominio delle stablecoin denominate in dollari.
Il messaggio del Ministro delle Finanze francese Roland Lescure è chiaro. In un mondo in cui i pagamenti digitali crescono rapidamente, l’Europa non può restare spettatrice mentre il dollaro rafforza la propria posizione anche nell’economia blockchain. Le stablecoin, infatti, non sono semplici token. Sono strumenti che permettono di trasferire valore in modo rapido, continuo e globale, mantenendo un legame stabile con una valuta tradizionale. Se la maggior parte di questi strumenti resta agganciata al dollaro, anche la nuova finanza digitale rischia di riprodurre e amplificare il potere monetario statunitense.
Il divario è evidente. Tether, la più grande stablecoin al mondo, dichiara una circolazione superiore a 185 miliardi di dollari per i suoi token legati al dollaro. Al confronto, la stablecoin in euro lanciata da Société Générale nel 2023 resta ancora su volumi molto più contenuti, pari a circa 107 milioni di euro. La distanza tra i due mondi non è solo quantitativa. È politica, industriale e strategica. Significa che, mentre gli Stati Uniti consolidano la loro presenza nei nuovi circuiti del denaro digitale, l’Europa rischia di arrivare tardi su un’infrastruttura destinata a incidere su pagamenti, finanza aziendale, mercati dei capitali e commercio internazionale.
Per questo Lescure ha invitato le banche europee a esplorare con maggiore decisione i depositi tokenizzati. La logica è semplice: se il denaro bancario può essere rappresentato digitalmente su blockchain, le banche possono offrire pagamenti più rapidi, regolamento quasi istantaneo e maggiore efficienza nelle operazioni transfrontaliere, senza lasciare il campo alle sole piattaforme crypto native. In questo scenario, le banche non sarebbero più soltanto custodi del denaro tradizionale, ma diventerebbero protagoniste della nuova infrastruttura finanziaria digitale.
Una risposta europea sta già prendendo forma. Un consorzio di banche, tra cui ING, UniCredit e BNP Paribas, sta lavorando al lancio di una stablecoin ancorata all’euro nella seconda metà del 2026. Il progetto si colloca dentro il quadro del regolamento MiCA, che ha dato all’Unione europea una disciplina organica sui mercati delle cripto-attività. Questo è un punto decisivo, perché l’Europa non vuole semplicemente imitare il modello americano. Vuole costruire un ecosistema digitale regolato, compatibile con la vigilanza finanziaria, la trasparenza, l’antiriciclaggio e la protezione degli utenti.
La spinta non riguarda solo le grandi banche. Anche operatori specializzati come AllUnity, emittente conforme al MiCA e autorizzato dalla BaFin tedesca, stanno ampliando la liquidità in euro nel mondo decentralizzato. Il lancio di pool di liquidità tra EURAU e USDT su exchange decentralizzati come Uniswap e Raydium segnala che l’euro sta cercando spazio anche nelle reti più dinamiche, come Ethereum e Solana. È un passaggio importante, perché una stablecoin non vive soltanto della propria conformità regolatoria. Ha bisogno di liquidità, utilizzo, integrazione tecnica e fiducia del mercato.
Il problema, tuttavia, resta il tempo. Il progetto di euro digitale della BCE potrebbe non arrivare prima del 2029. Nel frattempo, le stablecoin private conformi al MiCA potrebbero diventare la risposta più immediata dell’Europa al dominio dei token in dollari. Francia e Germania hanno già indicato la necessità di rafforzare il ruolo internazionale dell’euro come valuta di riserva e di transazione. Ma, nel nuovo ambiente digitale, la sovranità monetaria non si difende soltanto con le dichiarazioni istituzionali. Si difende costruendo strumenti efficienti, utilizzabili, liquidi e competitivi.
La sfida, dunque, non è solo creare una stablecoin in euro. È renderla necessaria. Per competere con Tether e Circle, l’Europa dovrà offrire un’alternativa credibile per imprese, banche, investitori e piattaforme digitali. La partita si giocherà sulla fiducia, sulla regolazione e sulla capacità di trasformare l’euro in una valuta realmente operativa anche nella finanza tokenizzata. La Francia ha lanciato il segnale politico. Ora l’Europa deve decidere se vuole governare il futuro del denaro digitale o limitarsi a inseguirlo.