Le criptovalute e soprattutto le stablecoin non sono più soltanto un tema da investitori retail o da piattaforme crypto. Stanno diventando una questione industriale per le grandi banche europee, perché possono incidere direttamente su uno dei loro business più redditizi e meno visibili: i pagamenti corporate. Secondo gli analisti di RBC Capital Markets, le banche più esposte potrebbero subire una riduzione dei ricavi fino al 7% se le imprese iniziassero a spostare in modo significativo la gestione della liquidità su infrastrutture basate su blockchain. Tra gli istituti indicati come più vulnerabili figurano HSBC e Deutsche Bank, proprio perché una parte rilevante dei loro ricavi deriva dai servizi di pagamento, tesoreria e cash management per grandi aziende internazionali.
Il punto non è che le aziende domani abbandoneranno improvvisamente le banche tradizionali. Il problema è più sottile. Le imprese globali hanno bisogno di trasferire fondi in modo rapido, economico e continuo, senza dipendere sempre dai tempi dei circuiti bancari tradizionali. Una stablecoin ancorata a una valuta come il dollaro o l’euro può muoversi ventiquattro ore su ventiquattro, anche nei fine settimana, con costi potenzialmente inferiori e con regolamento quasi immediato. Per una multinazionale che sposta liquidità tra filiali, fornitori e mercati diversi, questa efficienza può diventare molto attraente.
La pressione sulle banche arriverebbe da due lati. Da un lato, la migrazione di parte dei depositi verso strumenti digitali potrebbe aumentare i costi di finanziamento degli istituti, perché meno depositi stabili significano minore disponibilità di raccolta a basso costo. Dall’altro, le reti blockchain potrebbero comprimere le commissioni sui pagamenti transfrontalieri, uno spazio in cui le banche hanno storicamente mantenuto margini importanti. In altre parole, la blockchain non minaccia solo un servizio accessorio, ma può colpire il cuore operativo della relazione tra banca e grande impresa.
L’allarme di RBC si inserisce in una riflessione più ampia. Anche il settore della consulenza finanziaria ha segnalato che le stablecoin possono mettere pressione sia sui ricavi da pagamento sia sulla raccolta bancaria, pur precisando che l’impatto non è immediato e dipenderà dalla velocità di adozione. La stessa BIS, la Banca dei Regolamenti Internazionali, ha richiamato la necessità di una cooperazione globale sulle stablecoin, avvertendo che regole disomogenee possono creare frammentazione, rischi finanziari e forme di arbitraggio regolatorio.
Per questo la partita non è soltanto tecnologica, ma anche regolatoria. Se gli emittenti di stablecoin potessero offrire servizi simili a quelli bancari senza rispettare requisiti equivalenti in termini di riserve, vigilanza, antiriciclaggio e protezione dei clienti, si creerebbe una concorrenza squilibrata. È il timore espresso anche da alcuni grandi gruppi bancari statunitensi, preoccupati che le stablecoin diventino una sorta di “banca parallela” capace di attrarre liquidità senza sopportare gli stessi vincoli prudenziali.
Tuttavia, per le banche europee la blockchain non è solo una minaccia. Può diventare anche una nuova fonte di ricavi. Gli istituti che si muovono prima possono offrire servizi di tokenizzazione, custodia digitale, conversione valutaria on-chain, regolamento istantaneo e gestione evoluta della liquidità. HSBC, per esempio, sta già lavorando in questa direzione con HSBC Orion, piattaforma che ha favorito emissioni obbligazionarie digitali native per oltre 3,5 miliardi di dollari e che è stata selezionata dal Tesoro britannico per il progetto pilota di gilt tokenizzato del Regno Unito.
Anche l’Europa si sta organizzando. Il progetto Qivalis, sostenuto da un consorzio di banche europee che include nomi come ING, UniCredit e BNP Paribas, punta a lanciare una stablecoin ancorata all’euro nella seconda metà del 2026, in conformità con il regolamento MiCA. È una risposta strategica alla forza delle stablecoin in dollari e alla necessità di preservare una sovranità europea nei pagamenti digitali.
Il messaggio di RBC è quindi chiaro: le banche non possono più osservare il fenomeno dall’esterno. Se le stablecoin diventeranno strumenti ordinari per la tesoreria aziendale, una parte dei ricavi tradizionali potrà ridursi. Ma gli istituti capaci di integrare asset digitali, pagamenti blockchain e servizi regolati potranno trasformare il rischio in vantaggio competitivo. La sfida, per HSBC, Deutsche Bank e per l’intero sistema bancario europeo, sarà evitare di difendere vecchie rendite mentre il denaro cambia infrastruttura.