L’Europa prova ad accelerare sulla moneta digitale privata regolamentata e lo fa attraverso un nuovo passo del progetto Qivalis, il consorzio bancario nato per sviluppare una stablecoin ancorata all’euro. Secondo quanto riportato dalla stampa spagnola, Banco de Sabadell e Bankinter sarebbero pronte a entrare nell’iniziativa, affiancandosi a un gruppo già ampio di banche europee impegnate nella costruzione di un’infrastruttura di pagamento digitale alternativa alle stablecoin dominate dal dollaro. La notizia è rilevante perché conferma il crescente coinvolgimento della Spagna in uno dei progetti più ambiziosi della nuova finanza europea.
L’ingresso di Sabadell e Bankinter non sarebbe isolato. Anche altre realtà spagnole, tra cui Abanca, Kutxabank e Cecabank, dovrebbero aderire al consorzio nelle prossime settimane. Si tratta di un segnale importante, perché il progetto non appare più come un esperimento ristretto a pochi grandi gruppi, ma come una piattaforma bancaria europea in fase di espansione. L’obiettivo è costruire una stablecoin in euro utilizzabile da imprese, consumatori, fintech e operatori finanziari per pagamenti digitali rapidi, programmabili e transfrontalieri.
Qivalis nasce nel settembre 2025 su iniziativa di nove grandi banche europee, tra cui Banca Sella, CaixaBank, Danske Bank, DekaBank, ING, KBC, Raiffeisen Bank International, SEB e UniCredit. Successivamente si sono aggiunte BNP Paribas, BBVA e DZ BANK, portando il numero dei membri fondatori a dodici. Secondo le ultime informazioni disponibili, altre diciannove banche europee distribuite in dodici paesi si sarebbero formalmente impegnate a entrare nel progetto. La crescita del consorzio mostra che il tema della moneta digitale europea non riguarda più soltanto le banche centrali, ma anche il sistema bancario privato.
La sede del progetto è ad Amsterdam e il lancio della stablecoin è previsto nella seconda metà del 2026, subordinatamente all’autorizzazione della banca centrale olandese, De Nederlandsche Bank, come istituto di moneta elettronica nel quadro del regolamento europeo MiCA. La parte infrastrutturale sarà affidata a Fireblocks, società specializzata in tecnologie per asset digitali, che dovrebbe occuparsi dell’emissione e della distribuzione del token. Questo elemento conferma il carattere ibrido del progetto: da un lato la solidità bancaria, dall’altro la tecnologia tipica dell’ecosistema blockchain.
La posta in gioco è soprattutto geopolitica e monetaria. Oggi il mercato globale delle stablecoin è dominato da strumenti denominati in dollari statunitensi, usati nei pagamenti internazionali, nella finanza decentralizzata e negli scambi tra piattaforme crypto. Per l’Europa, continuare a dipendere da stablecoin in dollari significa lasciare una parte crescente dell’economia digitale sotto l’influenza monetaria americana. Una stablecoin nativa in euro, sostenuta da banche regolamentate e conforme alle norme europee, potrebbe invece rafforzare l’indipendenza monetaria europea nell’era digitale.
Il funzionamento previsto è semplice nella sua struttura essenziale. Ogni token dovrebbe essere garantito uno a uno da depositi in contanti e asset di alta qualità, così da mantenere stabile il valore rispetto all’euro. La stablecoin dovrebbe consentire rimborsi continuativi, pagamenti attivi 24 ore su 24, trasferimenti quasi istantanei e operazioni programmabili. Per aziende e fintech, questo potrebbe significare meno tempi morti, minori costi operativi e maggiore efficienza nei pagamenti transfrontalieri. Per le banche, invece, rappresenterebbe un modo per restare centrali nella trasformazione digitale del denaro.
Il progetto arriva in un momento decisivo. Il regolamento MiCA sta imponendo nuove regole agli emittenti di stablecoin e richiederà autorizzazioni specifiche entro luglio 2026. Ciò restringe lo spazio per operatori improvvisati e favorisce soggetti capaci di offrire compliance, riserve solide e governance trasparente. In questo quadro, Qivalis tenta di posizionarsi come risposta europea ordinata alla crescita delle stablecoin globali. Non una fuga fuori dal sistema bancario, ma una sua evoluzione digitale.
I numeri mostrano perché la partita è importante. Secondo Qivalis, i volumi globali delle transazioni in stablecoin avrebbero raggiunto livelli enormi nel 2025, confermando che questi strumenti non sono più una nicchia crypto, ma una nuova infrastruttura del trasferimento di valore. L’aumento dell’uso di USDC in Europa dopo la conformità a MiCA dimostra inoltre che la regolazione può diventare un fattore competitivo, non soltanto un vincolo.
L’adesione di Sabadell e Bankinter rafforza quindi l’idea di una stablecoin europea costruita non contro le banche, ma attraverso le banche. È questo il punto più interessante. L’Europa sembra voler rispondere alla digitalizzazione del denaro con un modello fondato su euro, regole comuni, riserve controllabili e infrastrutture affidabili. Se il progetto arriverà al lancio nei tempi previsti, Qivalis potrebbe diventare uno dei primi veri tentativi di portare la moneta bancaria europea nell’era dei token, senza rinunciare alla fiducia istituzionale che sostiene il sistema finanziario tradizionale.