Negli ultimi tre mesi le riserve di stablecoin detenute sugli exchange crypto centralizzati hanno registrato una contrazione significativa, segnando un calo del 14% e passando da 75 miliardi di dollari a 64,5 miliardi. Il dato, diffuso il 22 febbraio dall’analista on-chain Ali Martinez attraverso la piattaforma Alicharts, rappresenta uno dei ridimensionamenti più rilevanti dai tempi della fase ribassista del 2023. Il fenomeno si inserisce in un contesto di forte volatilità del mercato, con Bitcoin che oscilla intorno ai 60.000 dollari e un clima di crescente prudenza tra gli investitori.
Il calo delle riserve sugli exchange si verifica nonostante la capitalizzazione complessiva delle stablecoin rimanga superiore ai 300 miliardi di dollari, attestandosi intorno ai 307,92 miliardi, con una flessione dell’1,13% nell’ultimo mese. Questa divergenza tra un’offerta globale ancora elevata e una disponibilità in rapido declino sulle piattaforme di scambio suggerisce un cambiamento nei comportamenti degli operatori. Il capitale non sembra abbandonare l’ecosistema digitale, ma piuttosto spostarsi lontano dagli exchange centralizzati, probabilmente verso soluzioni alternative come wallet privati, protocolli di finanza decentralizzata o altre infrastrutture blockchain.
Gran parte della contrazione si concentra su Binance, attualmente il principale exchange mondiale per volume di scambi. Secondo i dati elaborati da CryptoQuant, la piattaforma ha registrato tre mesi consecutivi di flussi netti negativi di stablecoin. A dicembre i prelievi netti hanno raggiunto circa 1,8 miliardi di dollari, a gennaio quasi 2,9 miliardi, mentre febbraio si avvicina ai 3 miliardi pur non essendo ancora concluso. Le riserve complessive di stablecoin su Binance sono scese da circa 50,9 miliardi di dollari a novembre a 41,8 miliardi. Nonostante questa contrazione, l’exchange continua a detenere circa il 65% della liquidità totale in stablecoin presente sulle piattaforme centralizzate, mantenendo dunque un ruolo dominante nel mercato.
Parallelamente, si osservano movimenti interni all’ecosistema blockchain. Un’analisi di XWIN Research ha evidenziato come la liquidità stia migrando tra diverse reti anziché uscire dal comparto. Tra il 19 e il 20 gennaio, l’offerta di USDT sulla rete Tron è aumentata di circa 1 miliardo di dollari, mentre le stablecoin basate su Ethereum hanno registrato una diminuzione di circa 6,5 miliardi. Questo spostamento suggerisce una preferenza per reti con costi di transazione inferiori e maggiore efficienza operativa, particolarmente adatte per attività di trading su derivati e operazioni over-the-counter.
La contrazione della liquidità sugli exchange ha implicazioni dirette per l’andamento di Bitcoin. CryptoQuant ha rilevato che l’afflusso netto giornaliero medio di USDT è crollato da un picco di 616 milioni di dollari registrato a novembre a soli 27 milioni di dollari nelle ultime settimane. Il 25 gennaio si è addirittura verificato un deflusso netto giornaliero di 469 milioni di dollari. Questo indebolimento del potere d’acquisto disponibile sulle piattaforme coincide con il calo di Bitcoin da oltre 89.000 dollari a fine gennaio fino all’area dei 60.000 dollari a metà febbraio.
In termini macroeconomici, l’offerta di stablecoin viene spesso paragonata all’aggregato monetario M2 dell’economia tradizionale, poiché rappresenta la principale fonte di liquidità pronta all’impiego nei mercati digitali. Anche una contrazione limitata può incidere sul sentiment di mercato, segnalando che la liquidità sta diventando meno immediatamente disponibile per sostenere nuovi acquisti o per assorbire eventuali vendite forzate. Con meno collaterale presente sugli exchange, le ondate di liquidazioni possono provocare movimenti di prezzo più ampi, poiché il mercato necessita di spostarsi su livelli più distanti per trovare volumi significativi.
Va tuttavia rilevato che il ritmo dei deflussi sembra essersi attenuato rispetto ai picchi registrati durante la correzione di fine 2025, quando i prelievi mensili avevano toccato 8,4 miliardi di dollari. Oggi i deflussi mensili si attestano intorno ai 2 miliardi. Resta aperta la questione se questa decelerazione rappresenti l’inizio di una fase di stabilizzazione oppure una semplice pausa prima di ulteriori ritiri di capitale. La risposta a questo interrogativo potrebbe risultare determinante per comprendere la tenuta dei livelli di supporto di Bitcoin e per valutare la possibilità di una nuova fase correttiva.