La Banca d’Italia invita l’Unione Europea a guardare oltre l’attuale architettura dei pagamenti e a valutare una possibile evoluzione tokenizzata della SEPA, l’Area Unica dei Pagamenti in Euro. L’idea, illustrata dalla Vice Governatrice Chiara Scotti nel discorso dedicato a moneta digitale e architettura della fiducia, non rappresenta ancora una proposta normativa formale, ma segnala una direzione precisa: portare la tecnologia a registro distribuito dentro le infrastrutture storiche della finanza europea, senza sostituirle, ma aggiornandole rispetto alla nuova economia digitale.
La SEPA è oggi una delle più importanti infrastrutture di pagamento del continente. Consente bonifici, addebiti diretti e pagamenti in euro tra 36 paesi, garantendo standard comuni, interoperabilità e una base tecnica condivisa. È uno dei pilastri silenziosi dell’integrazione finanziaria europea. Tuttavia, il mondo dei pagamenti sta cambiando rapidamente. La crescita degli asset digitali, dei depositi tokenizzati, degli e-money token e delle piattaforme basate su blockchain sta creando nuovi strumenti per trasferire valore in modo istantaneo, programmabile e interoperabile. In questo scenario, anche le infrastrutture europee tradizionali sono chiamate a evolvere.
Una SEPA tokenizzata significherebbe applicare la logica della tokenizzazione ai sistemi di pagamento già esistenti. In termini semplici, il valore trasferito potrebbe essere rappresentato digitalmente su infrastrutture distribuite, consentendo regolamenti più rapidi, maggiore automazione e una connessione più naturale tra banche, intermediari tradizionali e piattaforme di finanza digitale. Il vantaggio non sarebbe soltanto tecnologico, ma anche strategico. L’Europa potrebbe valorizzare un patrimonio già esistente, fatto di regole comuni, standard condivisi e fiducia istituzionale, invece di lasciare che il futuro dei pagamenti venga costruito esclusivamente da soggetti privati globali.
Il tema centrale è proprio la fiducia monetaria. Il sistema europeo si fonda su un modello a due livelli, nel quale la moneta di banca centrale funge da ancora di stabilità per la moneta privata creata dagli intermediari. La digitalizzazione del denaro mette sotto pressione questo equilibrio. Se imprese, cittadini e operatori finanziari iniziano a utilizzare in modo crescente strumenti privati digitali, stablecoin o token di moneta elettronica, il rischio è che le infrastrutture pubbliche e bancarie perdano centralità. Per questo la Banca d’Italia propone di ragionare non solo su nuovi strumenti, ma anche sull’evoluzione delle infrastrutture esistenti.
La prospettiva si inserisce nel dibattito più ampio sull’euro digitale, progetto portato avanti dalla Banca Centrale Europea. L’euro digitale dovrebbe offrire una forma di moneta pubblica utilizzabile anche nei pagamenti digitali, affiancando il contante e rafforzando la sovranità monetaria europea. La SEPA tokenizzata, invece, avrebbe una funzione diversa e complementare. Non sarebbe necessariamente una nuova moneta, ma una possibile evoluzione tecnica dei circuiti di pagamento esistenti. In altre parole, l’euro digitale riguarderebbe il mezzo monetario; la SEPA tokenizzata riguarderebbe l’infrastruttura attraverso cui quel valore può circolare in modo efficiente, sicuro e interoperabile.
L’interesse della proposta sta anche nella sua concretezza. Oggi i bonifici SEPA ordinari possono ancora richiedere tempi non sempre compatibili con l’economia digitale, mentre i pagamenti istantanei non sono adottati in modo uniforme in tutti gli Stati membri. Una rete tokenizzata potrebbe favorire regolamenti immediati, pagamenti programmabili, automazione delle riconciliazioni e maggiore integrazione con servizi finanziari digitali. Per banche, imprese e pubbliche amministrazioni, ciò potrebbe tradursi in minori frizioni operative e in una migliore gestione dei flussi di pagamento transfrontalieri.
Naturalmente, il passaggio non sarebbe semplice. Tokenizzare una grande infrastruttura europea richiederebbe standard tecnici comuni, regole di sicurezza, presidi antiriciclaggio, tutela dei dati, controlli sulla resilienza operativa e una chiara cornice giuridica. Non basterebbe adottare una tecnologia. Servirebbe costruire una nuova architettura di compliance, capace di coniugare innovazione e stabilità. La sfida europea, come spesso accade, non è soltanto arrivare prima, ma arrivare con un modello regolato, affidabile e compatibile con la tutela degli utenti.
Per ora, la proposta della Banca d’Italia resta un’indicazione di metodo, non una politica già decisa. Non esiste ancora un iter legislativo europeo dedicato a una SEPA tokenizzata, né sono state definite specifiche operative. Tuttavia, il messaggio è rilevante. Una delle principali banche centrali dell’eurozona riconosce che la tokenizzazione non può restare ai margini del sistema finanziario. Se la moneta digitale privata cresce, l’Europa deve decidere se limitarsi a regolarla dall’esterno o se aggiornare le proprie infrastrutture dall’interno.
La vera posta in gioco è la capacità dell’Europa di mantenere un ruolo autonomo nei pagamenti del futuro. Una SEPA tokenizzata potrebbe diventare il ponte tra la solidità del sistema bancario europeo e la velocità della finanza digitale. Non una rottura con il passato, ma una trasformazione ordinata della sua architettura. In un mondo in cui il denaro diventa sempre più programmabile, la fiducia non potrà dipendere solo dalla tecnologia, ma dalla capacità delle istituzioni di renderla sicura, accessibile e controllabile.