I prestiti garantiti da bitcoin stanno diventando uno dei nuovi motori di crescita dell’industria delle criptovalute, un business emergente che attrae capitali, investitori sofisticati e operatori finanziari alla ricerca di rendimenti elevati in un contesto di trasformazione profonda del mercato. Nel 2024 il giro d’affari globale di questa attività ha già sfiorato gli 8 miliardi di dollari, un dato che racconta molto più di una semplice nicchia speculativa e che segnala l’evoluzione del settore crypto verso modelli sempre più vicini alla finanza tradizionale, pur mantenendo una propria identità digitale.
L’industria delle criptovalute sta infatti esplorando nuove strade per aumentare il proprio volume d’affari. La sola custodia degli asset digitali e il trading dei token rischiano di non essere sufficienti, nel medio periodo, a sostenere un ecosistema in continua espansione. Per questo motivo, molti operatori stanno adattando strumenti consolidati del mondo finanziario classico all’universo crypto, cercando di valorizzare gli investimenti accumulati negli anni caratterizzati da volatilità estrema e prezzi compressi. In questo scenario si inseriscono i prestiti garantiti da criptovalute, con il bitcoin che si impone come principale asset utilizzato a garanzia.
In Italia, a raccontare questa evoluzione è Massimo Fustinoni, CEO di Blotix Fund LLC, una realtà che sta osservando da vicino la crescita di questo segmento. “Nel 2025 ci sono state 13 operazioni”, spiega Fustinoni, facendo riferimento ai primi prestiti garantiti da bitcoin strutturati attraverso un modello che non prevede l’intermediazione creditizia diretta. Numeri ancora contenuti se confrontati con quelli della finanza tradizionale, ma sufficienti a indicare un interesse crescente e un potenziale di sviluppo significativo. Secondo le stime, il mercato italiano potrebbe superare i 100 milioni di euro di prestiti l’anno, se il trend dovesse consolidarsi.
Il funzionamento di questi strumenti è meno complesso di quanto possa sembrare. Tecnicamente si tratta di Lombard loan, prestiti erogati in cambio del pegno di un’attività finanziaria. Nel mondo tradizionale, questo meccanismo è utilizzato da tempo: un investitore può ipotecare titoli azionari o obbligazionari per ottenere liquidità senza doverli vendere. Nell’ecosistema crypto, il ruolo di collaterale è svolto quasi esclusivamente dal bitcoin, considerato l’asset digitale più liquido, riconosciuto e stabile rispetto ad altre criptovalute.
Il modello operativo adottato da piattaforme come Blotix Fund LLC non prevede che la società presti denaro o faccia da intermediario finanziario. Il suo ruolo è quello di custode indipendente: conserva in modo sicuro le criptovalute messe a garanzia del prestito, su richiesta sia di chi eroga il finanziamento sia di chi lo riceve. In questo modo, la piattaforma crea un livello di fiducia tra le parti, riducendo il rischio operativo legato alla gestione diretta degli asset digitali.
Il primo prestito garantito da criptovalute è stato chiuso a marzo, segnando l’avvio concreto di questa attività anche sul mercato italiano. Le cifre sono ancora piccole rispetto ai volumi della finanza bancaria, ma il contesto è radicalmente diverso. Qui si parla di operazioni tra privati e micro imprese, spesso escluse dai canali tradizionali o alla ricerca di soluzioni più flessibili. È proprio questa flessibilità a rendere il modello interessante, pur a fronte di costi più elevati.
I tassi di interesse osservati finora sono infatti decisamente alti. “Parliamo di 9-12%, con scadenze piuttosto ravvicinate che non superano 1-2 anni”, spiega Fustinoni. Numeri che possono apparire sproporzionati se confrontati con il contesto attuale, dove il tasso medio dei prestiti alle imprese si aggira intorno al 3,33% e quello per l’acquisto della prima casa è circa 3,25% su un orizzonte temporale trentennale. Tuttavia, questi confronti raccontano solo una parte della storia.
Se si considerano tutti gli elementi in gioco, l’operazione può risultare razionale anche per chi si trova a pagare interessi elevati. “Se chi ha bisogno di liquidità in euro vendesse parte del proprio patrimonio in bitcoin o altre criptovalute, dovrebbe pagare una tassa del 33% sulla plusvalenza e, soprattutto, rinuncerebbe al potenziale di apprezzamento futuro di quell’asset”, sottolinea Massimo Fustinoni. “Con il prestito, invece, può ottenere la liquidità necessaria semplicemente dando i bitcoin in garanzia, senza generare plusvalenze fiscali e senza perdere l’esposizione a un asset accumulato negli anni”.
Dal punto di vista del finanziatore, la struttura dell’operazione offre un livello di tutela significativo. Il rapporto tra capitale erogato e valore delle criptovalute poste a garanzia varia generalmente tra il 20% e il 50%. Questo significa che, a fronte di una richiesta di 200 mila euro, il debitore deve congelare bitcoin per un valore che va tipicamente da 400 mila euro fino a 1 milione. Una sovracollateralizzazione che riduce il rischio di perdita per chi presta il denaro e che rappresenta uno dei pilastri di questo modello.
La piattaforma incaricata della custodia incassa una commissione sul valore degli asset custoditi e svolge un ruolo di monitoraggio costante. Se il prezzo del bitcoin scende sotto determinate soglie, viene segnalato al prestatore, che può richiedere un’integrazione della garanzia. In caso contrario, il rischio di liquidazione forzata diventa concreto. Questo meccanismo, se da un lato protegge il finanziatore, dall’altro evidenzia la rischiosità intrinseca dell’operazione per il debitore, soprattutto in un mercato noto per le sue oscillazioni violente.
A livello internazionale, i prestiti garantiti da criptovalute non sono più un esperimento marginale. “Secondo stime di mercato, il volume complessivo dei prestiti collateralizzati in crypto ha superato i 7,8 miliardi di dollari nel 2024, con prospettive di crescita nel decennio a venire”, spiega Fustinoni. Gli Stati Uniti, che rappresentano circa il 35% dei volumi globali, hanno visto piattaforme tradizionali e innovative erogare miliardi di dollari in prestiti garantiti da bitcoin. Alcune entità hanno superato i 2,8 miliardi di dollari di erogazioni complessive, con oltre 1 miliardo solo nel 2025.
In questo contesto, Blotix Fund LLC guarda al futuro con una strategia chiara. L’obiettivo è ottenere le licenze MiCa nel 2026, in conformità con il nuovo regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività. “Il dialogo con le istituzioni europee è positivo e in fase avanzata”, afferma Fustinoni, spiegando che la società sta richiedendo autorizzazioni per la custodia e amministrazione di cripto-attività, lo scambio cripto-fiat e cripto-cripto e i servizi di esecuzione ordini. Un passaggio fondamentale per operare in un quadro regolamentato e per attrarre capitali più strutturati.
La fiducia sul futuro del settore è alta. “Nel 2025 si è capito che il bitcoin è qui per restare”, conclude il CEO di Blotix Fund LLC. “Anche in un anno che potrebbe chiudersi in pari, il bitcoin ha registrato quattro nuovi massimi storici in dodici mesi. Nel 2026 l’afflusso di capitali dall’Europa sarà molto rilevante. Il bitcoin è sempre più visto come alternativa all’oro, e il suo potenziale non è ancora stato pienamente espresso”. In questo scenario, immaginare il bitcoin a valori molto più elevati non appare più una provocazione, ma una possibilità concreta.
I prestiti garantiti da bitcoin si collocano così al crocevia tra innovazione finanziaria, gestione del rischio e nuove forme di credito. Un business che ingolosisce l’industria delle criptovalute per le sue prospettive di crescita, ma che richiede consapevolezza, competenze e una lettura lucida dei rischi. Perché, come spesso accade nei mercati emergenti, le opportunità più promettenti sono anche quelle che mettono alla prova la solidità dell’intero sistema.