L’industria del mining di Bitcoin sta cambiando pelle a una velocità sorprendente. Per anni i miner hanno accumulato BTC come riserva strategica, scommettendo sulla crescita del prezzo e sulla tenuta del modello industriale fondato su potenza di calcolo, energia e scala. Oggi, invece, una parte crescente del settore sta facendo la scelta opposta: vendere i bitcoin detenuti in bilancio e usare quella liquidità per finanziare la corsa verso intelligenza artificiale, HPC e nuovi data center. La ragione è semplice e brutale. In molti casi, produrre un bitcoin costa ormai più di quanto il mercato sia disposto a pagarlo. CoinShares stima che nel quarto trimestre 2025 il costo medio ponderato in contanti per i miner quotati sia salito a circa 79.995 dollari per BTC, mentre il prezzo di mercato ora viaggia attorno ai 66.900 dollari. In queste condizioni, il mining puro non appare più come il cuore del business, ma come una linea industriale sempre più compressa nei margini.
Da qui nasce la grande rotazione del capitale. MARA Holdings ha annunciato di aver venduto 15.133 bitcoin tra il 4 e il 25 marzo 2026 per circa 1,1 miliardi di dollari. Una parte dei proventi servirà al riacquisto di obbligazioni convertibili, ma il segnale strategico è chiarissimo: l’azienda vuole trasformarsi in una piattaforma di infrastrutture digitali meno dipendente dal solo mining. Anche Core Scientific, che ha già ceduto circa 1.900 BTC per 175 milioni di dollari a gennaio, sta spingendo con decisione sul fronte AI e high performance computing, dentro un percorso che si intreccia con l’operazione in azioni da circa 9 miliardi di dollari con CoreWeave. Nel frattempo Bitdeer ha portato a zero la propria tesoreria in bitcoin, segno che la logica del “tenere in cassa” sta lasciando spazio a una logica industriale molto più aggressiva e orientata al reinvestimento.
Il punto centrale è che i miner hanno già qualcosa che il mercato dell’AI considera preziosissimo: energia disponibile, terreni, connessioni, strutture di raffreddamento e capacità di sviluppare grandi siti tecnologici in tempi relativamente rapidi. In altre parole, possiedono una base fisica perfetta per ospitare carichi di lavoro ad alta intensità computazionale. Per questo molte società stanno riconvertendo i loro campus. TeraWulf, per esempio, ha comunicato contratti di leasing HPC di lungo periodo per oltre 12,8 miliardi di dollari, relativi a 522 megawatt di capacità, e nel quarto trimestre 2025 ha registrato 9,7 milioni di dollari di ricavi da leasing HPC. È un dato che mostra come la riconversione non sia un progetto teorico, ma un flusso economico già in costruzione.
La pressione si vede anche nei dati di rete. A marzo la difficoltà di mining di Bitcoin è scesa del 7,76%, mentre l’hashrate medio su sette giorni è scivolato sotto quota 1 zettahash, segnale che una parte degli impianti meno efficienti è stata spenta. Secondo CoinShares, tra il 15% e il 20% della flotta globale lavora ormai sotto il punto di pareggio, soprattutto dove si usano macchine più datate e l’elettricità costa più di 6 centesimi per kilowattora. Quando accade questo, il problema non è solo congiunturale. Diventa strutturale, perché il miner è costretto a scegliere se sopportare perdite crescenti o riallocare capitale verso attività con ricavi più stabili e prevedibili.
È proprio qui che si capisce la vera portata della svolta. Non siamo davanti a una ritirata temporanea dal Bitcoin mining, ma a una mutazione del modello di impresa. CoinShares osserva che nel settore sono già stati annunciati oltre 70 miliardi di dollari di contratti cumulati in AI e HPC, e che entro la fine del 2026 queste attività potrebbero arrivare a rappresentare fino al 70% dei ricavi dei miner quotati. Il mercato sta già premiando questa trasformazione: le società con contratti HPC garantiti trattano a multipli sensibilmente superiori rispetto ai miner puri. Il messaggio è netto. L’energia e la capacità computazionale valgono ancora moltissimo, ma oggi rendono di più se vendute come potenza per l’intelligenza artificiale piuttosto che come forza bruta per estrarre nuovi bitcoin. Il settore non sta abbandonando la tecnologia che lo ha fatto nascere. Sta semplicemente seguendo il denaro, e il denaro, in questo momento, parla sempre più il linguaggio dell’AI.