Nel giro di pochi mesi, quelli che erano stati presentati come simboli digitali di appartenenza politica si sono trasformati in un caso emblematico di crollo finanziario nel mondo delle criptovalute. I memecoin legati alla famiglia Trump, lanciati tra il 17 e il 18 gennaio 2025 in coincidenza con l’insediamento presidenziale, hanno perso oltre il 90% del loro valore, generando perdite stimate in 4,3 miliardi di dollari per gli investitori retail. A fronte di questo tracollo, gli insider avrebbero incassato oltre 600 milioni di dollari tra commissioni di trading e vendite di token.
Secondo i dati diffusi dalla società di analisi blockchain CryptoRank, il token Official Trump è sceso del 92% rispetto al massimo storico, mentre Melania Meme ha registrato un tonfo del 99%. L’entusiasmo iniziale era stato travolgente. Official Trump, partito da 1,20 dollari, aveva superato quota 74 dollari in meno di 48 ore. Il token dedicato a Melania Trump aveva toccato brevemente i 13,73 dollari. Poi è iniziata una discesa progressiva, che ha lasciato dietro di sé quasi due milioni di wallet in perdita.
La distribuzione dei profitti racconta una storia di forte concentrazione della ricchezza. CryptoRank ha evidenziato che 45 wallet di grandi dimensioni hanno accumulato complessivamente 1,2 miliardi di dollari. Per ogni dollaro incassato dagli insider, i piccoli investitori avrebbero perso circa venti dollari. Numeri che fotografano uno squilibrio strutturale tipico di molti memecoin, ma che in questo caso assume una dimensione politica e simbolica senza precedenti.
Le perdite sono emerse quasi subito. Entro diciannove giorni dal lancio, un’analisi di Chainalysis commissionata dal New York Times aveva rilevato che oltre 813 mila portafogli avevano già perso complessivamente 2 miliardi di dollari, mentre entità affiliate a Trump avevano raccolto circa 100 milioni in commissioni. A maggio 2025, CNBC riportava che su circa due milioni di wallet coinvolti nel token Trump, 764 mila risultavano in perdita, mentre solo 58 avevano realizzato profitti superiori ai 10 milioni di dollari ciascuno, per un totale di 1,1 miliardi.
Un elemento centrale della vicenda riguarda la struttura dell’offerta. Le società affiliate alla famiglia Trump, CIC Digital e Fight Fight Fight LLC, controllano l’80% della fornitura totale di un miliardo di token, distribuiti secondo un piano di rilascio graduale fino alla metà del 2028. Attualmente, i portafogli riconducibili agli insider detengono ancora circa 2,7 miliardi di dollari in token bloccati. Questo significa che nei prossimi anni potrebbe permanere una significativa pressione di vendita, rendendo strutturalmente fragile qualsiasi tentativo di recupero delle quotazioni.
L’impatto non è stato solo economico ma anche politico. Il caso ha alimentato un acceso dibattito al Congresso degli Stati Uniti. Il deputato Sam Liccardo ha presentato il MEME Act per vietare ai funzionari federali e alle loro famiglie di emettere o promuovere asset digitali. La deputata Maxine Waters ha proposto lo Stop TRUMP in Crypto Act, mentre il Senato ha approvato una risoluzione di condanna nei confronti degli intrecci finanziari tra il presidente e il token. La vicenda ha inoltre complicato il percorso legislativo di riforme più ampie in materia di regolamentazione crypto, con i democratici che hanno citato l’episodio per opporsi ai progetti di legge GENIUS e CLARITY su stablecoin e struttura del mercato.
Quello che inizialmente era stato presentato come un esperimento di engagement politico attraverso la blockchain si è trasformato in quello che un centro di ricerca ha definito il più grande evento di perdite per investitori retail nel settore dei memecoin politici. La combinazione di hype mediatico, scarsa trasparenza sulla distribuzione dei token e forte concentrazione nelle mani di pochi detentori ha creato un mercato sbilanciato fin dall’origine.
Oggi i detentori rimasti si trovano davanti a un quadro complesso. Con miliardi di token ancora da sbloccare e un prezzo lontanissimo dai massimi iniziali, la prospettiva di un recupero appare incerta. L’episodio rappresenta un monito per il mercato delle criptovalute, evidenziando i rischi legati ai memecoin a forte connotazione politica e alla mancanza di adeguate tutele per i piccoli investitori. In un settore già caratterizzato da volatilità elevata, la vicenda dei token Trump mostra come dinamiche speculative e interessi concentrati possano generare effetti sistemici rilevanti, non solo finanziari ma anche istituzionali.