La tokenizzazione non è una promessa futuristica né una moda passeggera del mondo crypto, ma un processo già in atto che sta ridefinendo in profondità l’architettura della finanza globale. A sostenerlo con chiarezza è Keith Grossman, presidente della società di pagamenti crypto MoonPay, secondo cui la trasformazione innescata dalla tokenizzazione sarà più rapida e più dirompente di quella che, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, ha travolto i media tradizionali con l’avvento del digitale. Allora scomparvero i giornali? No. Cambiarono forma, modelli di business, linguaggi e infrastrutture. Oggi, secondo Grossman, sta accadendo lo stesso alla finanza.
Il cuore del cambiamento è la tokenizzazione dei real-world asset, spesso indicata con l’acronimo RWA, ovvero il processo attraverso cui asset tradizionali come titoli di Stato, azioni, fondi, immobili o strumenti di debito vengono rappresentati on-chain su infrastrutture blockchain. Non si tratta di creare nuovi asset speculativi, ma di trasferire il valore esistente in un ambiente tecnologico più efficiente, trasparente e programmabile. Ed è proprio questa caratteristica a rendere la tokenizzazione irresistibile per le istituzioni finanziarie.
Come osserva Grossman, non siamo più nel campo delle ipotesi. BlackRock offre già fondi tokenizzati, Franklin Templeton gestisce fondi monetari tokenizzati su blockchain pubbliche, mentre le grandi banche globali stanno sperimentando depositi tokenizzati, regolamento on-chain e trasferimenti di asset in tempo reale. Il sistema sta cambiando dall’interno, spinto non dall’ideologia, ma dall’efficienza operativa.
Il parallelo con i media è illuminante. La digitalizzazione non ha distrutto il giornalismo, la musica o l’editoria, ma ha abbattuto i costi di distribuzione, ampliato l’accesso globale e costretto gli operatori a ripensare la catena del valore. Allo stesso modo, la tokenizzazione non eliminerà le grandi banche o gli intermediari storici, ma ne trasformerà il ruolo. I nomi come Citigroup, Bank of America e JPMorgan Chase continueranno a esistere, ma in forme profondamente diverse, integrate in un ecosistema finanziario digitale nativo.
Il vero spartiacque è il tempo. La finanza tradizionale è costruita su mercati che chiudono la notte, nei weekend e nei giorni festivi, con tempi di regolamento che possono richiedere giorni. La finanza tokenizzata, invece, è operativa 24/7, con regolamenti che avvengono in pochi minuti. Questo non è un dettaglio tecnico, ma un cambio strutturale che incide su liquidità, gestione del rischio, accesso al capitale e competitività globale.
Non a caso, negli Stati Uniti, la Securities and Exchange Commission e la Commodity Futures Trading Commission hanno pubblicato una dichiarazione congiunta per avviare un quadro normativo che consenta mercati dei capitali operativi 24/7. È un segnale potente, perché indica che anche i regolatori stanno adattando la cornice giuridica a una realtà tecnologica ormai irreversibile.
I vantaggi della tokenizzazione sono molteplici e concreti. L’accesso continuo ai mercati elimina le barriere temporali, rendendo il capitale più fluido. La disintermediazione riduce i costi di transazione, mentre la programmabilità degli asset consente automazioni avanzate, come dividendi automatici, compliance integrata e gestione in tempo reale dei diritti. Inoltre, la possibilità di frazionare gli asset apre i mercati a una platea più ampia di investitori, democratizzando l’accesso a strumenti prima riservati a pochi.
Un passaggio chiave di questa transizione riguarda le infrastrutture di mercato. La Depository Trust and Clearing Corporation, che nel 2024 ha processato circa 3.700.000 miliardi di dollari in volumi di regolamento, ha ottenuto l’approvazione della SEC per iniziare a offrire strumenti finanziari tokenizzati. L’avvio operativo è previsto per la seconda metà del 2026, con un focus iniziale su Treasury statunitensi e indici azionari. È un passaggio storico, perché segna l’ingresso ufficiale della tokenizzazione nel cuore del sistema finanziario globale.
Questo dato smentisce una narrazione ancora diffusa, secondo cui la blockchain sarebbe un mondo parallelo e marginale. Al contrario, le infrastrutture tradizionali stanno incorporando la tecnologia on-chain per aumentare efficienza, sicurezza e velocità. La tokenizzazione non sostituisce la finanza esistente, ma ne rappresenta una evoluzione infrastrutturale, così come Internet lo è stato per l’informazione.
In questo scenario, il vero fattore competitivo non sarà la dimensione o la storia, ma la capacità di anticipare il cambiamento. Come sottolinea Grossman, i vincitori non saranno coloro che tenteranno di ostacolare l’inevitabile, ma le aziende che sapranno ripensare i propri modelli prima che il mercato li costringa a farlo. È una lezione già vista nei media, nella musica, nel commercio elettronico. La finanza, oggi, sta semplicemente raggiungendo lo stesso punto di svolta.
La tokenizzazione rappresenta quindi un cambio di paradigma: dal mercato chiuso e sequenziale a un sistema finanziario globale, continuo e programmabile. Non è solo una questione tecnologica, ma culturale, normativa e strategica. Chi comprenderà per tempo questa transizione potrà guidarla. Chi la ignorerà rischierà di subirla. E come spesso accade nei grandi passaggi storici, la velocità del cambiamento sorprenderà anche chi pensava di essere preparato.