Coinbase sta cercando di trasformare le stablecoin da semplice strumento del mercato crypto a infrastruttura quotidiana dei pagamenti digitali. La definizione scelta dall’exchange è molto ambiziosa, perché presenta le stablecoin come il denaro reale di internet, cioè una forma di moneta digitale capace di muoversi sulle reti blockchain con la stessa immediatezza con cui oggi circolano dati, messaggi e contenuti online. Il punto di partenza è il dato sui volumi. Nel 2025 le reti stablecoin avrebbero regolato circa 33 trilioni di dollari in transazioni, più del doppio rispetto ai 16,7 trilioni di dollari elaborati da Visa nel medesimo anno fiscale. È un confronto forte, pensato per mostrare che la finanza on-chain non è più soltanto un laboratorio per investitori crypto, ma una possibile nuova architettura dei pagamenti globali.
Il dato più sorprendente riguarda però gennaio 2026, quando il volume delle stablecoin avrebbe raggiunto i 10 trilioni di dollari in un solo mese. In pratica, quasi un terzo dell’intero volume del 2025 si sarebbe concentrato in trenta giorni, segnalando una forte accelerazione nell’utilizzo di dollari tokenizzati per pagamenti, trasferimenti e gestione della liquidità. Coinbase interpreta questa crescita come la prova che il mercato sta cercando strumenti più rapidi, meno costosi e sempre disponibili rispetto ai circuiti tradizionali. Le transazioni in stablecoin possono infatti essere regolate 24 ore su 24, anche nei fine settimana, con commissioni spesso inferiori al centesimo, mentre i sistemi bancari e i circuiti tradizionali richiedono spesso tempi più lunghi per la finalizzazione dei trasferimenti internazionali.
La strategia di Coinbase ruota attorno a tre elementi principali. Il primo è USDC, la stablecoin emessa da Circle, che nel 2025 avrebbe guidato la classifica dei volumi con circa 18.300 miliardi di dollari, davanti a USDT di Tether, indicata a circa 13.300 miliardi di dollari. Il secondo è Base, la rete layer-2 sviluppata da Coinbase per rendere più economiche e scalabili le applicazioni on-chain. Il terzo è x402, uno standard aperto che punta a integrare i pagamenti in stablecoin direttamente nelle richieste HTTP, aprendo la strada a transazioni automatiche tra macchine, servizi digitali e agenti di intelligenza artificiale. È qui che il tema diventa più ampio, perché non riguarda solo il pagamento tra persone, ma il possibile funzionamento economico di internet nei prossimi anni.
Le stablecoin stanno diventando importanti anche per le imprese. Secondo alcune analisi, circa il 60% dei flussi sarebbe ormai di tipo business-to-business, con aziende che usano dollari tokenizzati per pagare fornitori, muovere liquidità tra Paesi diversi e ridurre i costi della tesoreria internazionale. In questo scenario, la blockchain non viene più vista soltanto come ambiente speculativo, ma come una pipeline finanziaria capace di collegare applicazioni consumer, operatori istituzionali, mercati globali e sistemi automatizzati. Alcune previsioni arrivano a ipotizzare che i flussi in stablecoin possano raggiungere 56 trilioni di dollari entro il 2030, confermando la centralità crescente di questo settore.
Tuttavia, l’entusiasmo va letto con cautela. I volumi complessivi possono includere trading automatizzato, arbitraggio, attività DeFi e passaggi interni ai pool di liquidità degli exchange decentralizzati. Per questo motivo alcune stime più prudenti riducono l’attività realmente organica delle stablecoin a circa 9 trilioni di dollari nel 2025. Anche il dato di gennaio 2026 va contestualizzato, perché una parte significativa dei trasferimenti sarebbe passata attraverso pool DeFi, market maker automatici e bot di arbitraggio. Questo non cancella la crescita del fenomeno, ma impone di distinguere tra volume tecnico e uso economico effettivo.
La sfida, quindi, non è soltanto tecnologica. Le stablecoin promettono pagamenti più rapidi, economici e globali, ma sollevano anche questioni di stabilità finanziaria, trasparenza delle riserve, controllo regolamentare e dipendenza dal dollaro digitale privato. Coinbase punta a posizionarsi al centro di questa trasformazione, ma la partita coinvolge banche centrali, autorità di vigilanza, grandi imprese e piattaforme blockchain. Il 2026 potrebbe diventare l’anno in cui le stablecoin smettono definitivamente di essere considerate un accessorio del mondo crypto e iniziano a essere trattate come una vera infrastruttura monetaria di internet.